domenica 30 ottobre 2016

La devozione per i santi ad Afragola, tra passato e presente.

Madonna delle Grazie fra i Ss. Paolo, Antonio e Pietro.

Città di antico insediamento (Ruggero il Normanno permettendo o meno), Afragola ha sempre avuto una religiosità viva, talvolta eccessiva fino a trascendere nella superstizione. E’ stato in effetti il destino del Cristianesimo un po' ovunque nelle terre a sud di Roma: sostituire, spesso confondersi con i culti pagani locali, rinverdirli sotto altra forma, pur apportando quella novità eccezionale che è il messaggio evangelico al paganesimo preesistente. Abbiamo già detto, in un precedente articolo di un anno fa circa, della devozione mariana che gli afragolesi manifestano da tempo; e qualcosa di più esteso dirò nella seconda edizione del mio “Il caso Afragola”, in ristampa a partire da inizio 2017. Ma anche il culto dei santi, devozione, come quella dedicata a Maria, tipicamente cattolica, ha sempre avuto vasta accoglienza presso il nostro popolo, convinto nell’opera di mediazione dei santi tra l’umano e il divino. A questi uomini di eccezionali virtù gli afragolesi hanno affidato le loro suppliche, le loro pene, i loro ringraziamenti per una grazia ricevuta, e generazioni di famiglie sono state sempre devote a “determinati” santi, come dimostrano le dedicazioni degli altari di patronato nella chiese (ne parleremo in un prossimo articolo).

Le devozioni afragolesi.

Potrei citare Sant’Antonio da Padova, per esemplificare tutto, ma il Santo delle Tredici Grazie non è l’unico a cui gli afragolesi di rivolgano in momenti di difficoltà. Innanzitutto, bisogna dire, proprio a proposito di Sant’Antonio, che il suo culto fu rafforzato dai francescani insediatisi nel nostro territorio a partire dal 1631, ma non fu introdotto da loro: come testimonia il bellissimo e anonimo affresco della chiesa di San Marco in Sylvis, che mostra il Santo in una veste iconograficamente diversa da come lo conosciamo, egli era venerato dagli afragolesi già dall’inizio del XVI secolo (l’affresco è datato 21 agosto 1521, unica data certa del panorama afragolese prima dell’avvento di Angelo Mozzillo due secoli dopo). Nello stesso polittico vediamo ritratti anche San Pietro, che porta una spada o piccolo coltello, in memoria del noto episodio evangelico nel Getsemani, e San Paolo che porta una croce. Afragola è “affezionata” ai due santi: delle loro rappresentazioni erano presenti nelle nicchie della facciata della chiesa della Scafatella, che risale allo stesso periodo, più o meno, di San Marco; e un tondo di San Pietro era ospitato nell’oratorio della Confraternita dell’Immacolata, adiacente a Santa Maria d’Ajello. Non solo: secondo la leggenda, San Marco, che di Pietro fu discepolo e segretario, si fermò per primo presso la pietra che porta il suo nome. Sempre nell’antico tempio marciano, che presenta notevoli pitture della fine del periodo medievale, abbiamo anche una rappresentazione di Santo Stefano, ritratto con un rivolo di sangue che gli esce dalla fronte, a memoria del suo martirio (fu ucciso con la lapidazione). Santo Stefano non è un santo che viene rappresentato ovunque, nell’area a nord di Napoli e tanto più importante è quindi la presenza in questo tempio afragolese. I nostri avi ebbero poi speciale devozione per tre santi guerrieri, simboli della lotta armata contro il demonio: San Michele Arcangelo, San Giorgio, San Martino. I primi due hanno ancora chiese loro dedicate, il terzo la ebbe, anzi potrebbe essere stata la prima in assoluto costruita sul nostro territorio, ma fu distrutta definitivamente nel XVIII secolo- un ricordo di San Martino resta comunque in una tela e in una cappella dedicatagli, entrambe in San Giorgio. Tale devozione “bellica” non è un mistero: il territorio della futura Afragola fu, nell’Alto Medioevo (V- X secolo) al confine tra il mondo bizantino, che venerava San Giorgio, santo orientale, e quello longobardo, che faceva di San Michele, dopo la conversione al cattolicesimo, il suo santo patrono in tutti i conflitti con gli altri popoli. San Martino, uomo d’arme e poi vescovo francese, fu un culto quasi certamente introdotto nell’età normanna, dal XII secolo in poi. Dal XVI secolo, fu introdotto il culto di San Domenico, ad opera dei frati domenicani insediatisi nel 1581 nel rione San Giorgio, mentre l’insediamento dei frati sul territorio, a partire dal 1631, favorì la devozione all’Immacolata, favorita dai frati medesimi. Piu´complesse le vicende delláffezione a San Gennaro, di certo in conseguenza dell´influenza proveniente dalla Capitale, ma poco sentita al giorno d´oggi dagli afragolesi (vedi nota a fine articolo). San Giuseppe ha oggi una cappella dedicatagli fin dai tempi storici in Santa Maria d´Ajello e due statue, una nel tempio dei domenicani e l´altra nel Santuario dei Ss. Cuori. Il suo culto tradisce la devozione che i nostri padri hanno sempre sentito per la Sacra Famiglia e per le tradizioni patriarcali.


San Nicola di Bari
Santi “scomparsi”.

Non sempre una devozione è rimasta nel cuore degli afragolesi: il passare dei secoli ha spento il vivo sentimento religioso che portava a intitolare una chiesa, una cappella o una strada a un santo o a una santa in particolare. Le Sante Visite apostoliche degli arcivescovi di Napoli in città annotano chiese dirute e lasciate abbattere senza che le intitolazioni fossero riprese. Ad esempio, fino al Cinquecento è esistita nell’attuale Piazza Municipio una chiesa intitolata a S. Nicola da Bari. A inizio Seicento risulta già abbattuta senza che il santo avesse intitolata una nuova chiesa, anche se la sua devozione fu “trasferita” alla chiesa madre di Santa Maria d’Ajello, tanto da divenire il patrono della famiglia Corcione – una tela ritraente il santo è ancora custodita nella chiesa mariana.                                                   Meno “fortunato” è stato S. Tommaso: a lui era intitolata una cappella esistente presso l’attuale chiesa di San Domenico (conosciuta popolarmente come chiesa del Ss. Rosario), abbattuta già in epoca moderna: a tutt’oggi non esiste nessun luogo di culto dedicato al santo. La lista si allunga con S. Leonardo: ritratto in una nicchia nella strada a lui intitolata, oggi non ha né l’una e nè l’altra: la nicchia è scomparsa (già nel 1835 era segnalata come distrutta) e la strada è oggi nota come via Principe di Napoli. Stessa sorte per Santa Caterina: onorata di una strada a lei dedicata in un punto non meglio precisato fra la chiesa di S. Domenico e quella di S. Giorgio, certamente per la presenza di una nicchia che ne ospitava un’immagine, oggi non ha titolarità né di un luogo di culto né di una via. Dal Seicento viene introdotta la devozione per la Madonna del Carmine, in un modo “inusuale”. Ma di questo parleremo un’altra volta.


Note correlate

1. Per il culto dei tre santi guerrieri in Afragola, rinvio ai seguenti link: S. Michele (link), S. Giorgio (link), S. Martino (link).

2. Per il cuto di S. Gennaro: link.

3. Per il culto di San Nicola di Bari: link.

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