martedì 15 novembre 2016

Afragola d´arte. San Marco in Sylvis - Le croci e la Pietra di San Marco.

La Pietra di San Marco


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                             Croce templare di San Marco (link).

L’ultimo articolo della nostra rubrica riguardante la vetusta chiesa dedicata al santo Evangelista tratterà delle croci marmoree e della famosa Pietra, tutti ornamenti esterni al tempio marciano.
La “Relatione historica”, poemetto imperfetto che tratta della miracolosa fondazione del tempio e che nell’articolo “Nota storica” abbiamo confutato, riporta che fu l’arcivescovo di Napoli Sergio III, nel 1179, in visita alla chiesa, a farle apporre sulle mura perimetrali. L’arcivescovo fu colpito dalle voci che circolavano sull’erezione del tempio, che sarebbe stato iniziato nel quartiere di Casavico (più o meno dove oggi sorge la chiesa del Santissimo Sacramento, alias San Marco all’Olmo), e sarebbe stato trasportato in volo al sito attuale dagli angeli, che poi l’avrebbero terminato in poche ore, con stupore degli afragolesi al mattino. Le croci dell’arcivescovo avevano quindi valore di simbolo: esse dovevano segnalarne ai fedeli posteri che “tutto quello che v’è dalle croci in su, opera d’uomo non è ma di Giesù” e ricordare l’intervento divino nella costruzione della chiesa. Se dobbiamo prestar fede alla relazione, dovremmo dire che essere segnano i punti in cui gli angeli, nottetempo, si misero a costruire la chiesa lasciata incompiuta dagli uomini. Ma, molto più prosaicamente, notiamo che il topos letterario della chiesa “spostata” dal suo sito originario e terminata per un lavorio angelico è tipico della zona nolana. Già due anni fa, nel trattare la croce templare posta nella seconda cappella destra del tempio, rilevai come molti fossero i legami tra l’area nolana e la chiesa di San Marco. Se difatti c’è un punto in cui presto fede alla relazione, è quello in cui si afferma che il terreno su cui sorge San Marco fu un cimitero occulto di martiri cristiani, di epoca romana, provenienti da Nola. Non sarebbe una cosa strana: dobbiamo immaginare che i cristiani perseguitati cercavano scampo ovunque, e per nascondersi si allontanavano anche diversi chilometri dalle loro abitazioni. Nè deve sorprendere l’umiltà del cimitero in cui furono sepolti dai correligionari: era tipico di quei tempi, e se pensiamo che perfino la tomba di San Pietro fu per un secolo segnalata non da una croce ma da due tegole sovrapposte, la cosa non ci apparirà tanto strana.
Delle molte croci che originariamente dovevano esserci lungo le mura del luogo, ne restano solo due, poste in riquadri scavati nelle mura. Sono di marmo bianco, dai bordi irregolari, e realizzate probabilmente con uno scalpello rudimentale. Di marmo bianco e di forma irregolare è anche la Pietra di San marco, un basolo fissato nelle mura del presbiterio, sormontato da un’edicola che reca tracce sbiadite di un affresco. Tale pietra si è sempre considerata sacra fin da tempi antichi, tanto che, posta originariamente all’interno della chiesa, fu nel 1600 spostata all’esterno, dimodochè i fedeli potessero espletare la loro devozione. La tradizione riporta che, in tempi successivi, si siano seduti su questa roccia San Marco e San Gennaro, mentre si avviava a Pozzuoli, e che essa poteva guarire uomini e animali dai mali del corpo. Anche questa devozione mostra il sapore del “già sentito”: n particolare le virtù taumaturgiche del sasso ricalcano quelle della pietra posta nella Basilica di Pietrasanta a Napoli. Croci e pietre, ammantate di sacro, hanno più un valore folkloristico che artistico, e con esse chiudiamo la nostra permanenza nel tempio marciano. Lungi dal pensare, però, che tutte le storie su di esse non siano nate “non senza disposizione divina”.

La Pietra in particolare

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