venerdì 18 novembre 2016

Spazio liturgico e simbolismo medievale.

Giudizio Universale, particolare dell'affresco della chiesa dell'Annunziata in Sant'Agata dei Goti


Nei precedenti articoli sul simbolismo medievale (vedi post di settembre e ottobre sulla pagina Facebook del blog) abbiamo trattato il tema nei suoi risvolti artistici. Ma anche la religione gioca ovviamente il suo ruolo – del resto abbiamo detto più volte come quest’epoca può essere compresa appieno solo considerando la sua natura essenzialmente religiosa. Nel Medioevo, lo spazio liturgico ha una precisa connotazione simbolica. La disposizione interna di una chiesa o di una basilica rispecchia le concezioni medievali dell’azione divina sulla Terra. Di conseguenza, ogni luogo liturgico nel tempio corrisponde a una parte del creato, e solitamente riprende, quando può, le misure della Gerusalemme Celeste descritte nell’Apocalisse. Il fedele medievale, ricco o povero, cittadino o contadino che sia, vede la facciata della sua chiesa spoglia (a meno di edifici grandiosi patrocinati da nomi che contano, di solito dal X secolo in poi, e ubicati nelle città) poiché simboleggia la dura vita terrena. Il portale che immette nella chiesa, se in bronzo o altro materiale plastico, presenta raffigurazioni tratte dal Vangelo. Entrati nel tempio, si abbandona simbolicamente il secolo e si entra in un luogo intermedio fra l’umano e il divino, e tutto avrà una forma allegorica. A cominciare dalla controfacciata, che secondo i canoni liturgici medievali è affrescata con scene tratte dall’Apocalisse, o che comunque riprendono il Giorno del Giudizio universale. Dritto davanti a sé il fedele avrà il Tabernacolo dell’Altare maggiore (o semplicemente dell’unico altare per le chiese più piccole), coperto da un pesante drappo detto capaneo , dal greco konopeion, che era una sorta di zanzariera preziosa che tutelava luoghi molto importanti di santuari e palazzi imperiali. In antico veniva usato per tutelare dall'intromissione di insetti il luogo più sacro del tempio, che custodiva le Sacre Specie. Dal basso Medioevo in poi cominciò a prendere i colori liturgici, sicché in molte chiese esso veniva cambiato a seconda dei colori dei parametri. La navata, unica o centrale, era illuminata da bifore o finestre strette. Solo dall’ XI secolo si inizierà a pensare giochi di luci con ampie vetrate in angoli strategici in modo che essa renda in pratica immateriale l’interno del tempio. Nel 1144 l’abate Suger dell’abbazia di Saint – Denis redasse un’opera, il “De consecratione”, nella quale espose la sua teoria sull’estetica nella liturgia. Per Suger l’arte deve essere un mezzo per accedere al divino, e avvicinare al sacro il popolo di Dio. Se ben utilizzata, l’arte consente l’anagogia, cioè il “movimento” delle anime verso il cielo. L’abate suggeriva quindi che i riti liturgici dovessero avvenire entro precise cornici architettoniche e cromatiche. Innanzitutto gioca un ruolo di primo piano la luce: filtrata da alte finestre ad arco disposte secondo il percorso del sole in cielo, essa dona agli interni dei templi un’atmosfera intangibile, rendendo immateriale l’edificio. Poi gli alti archi rampanti, che danno al fedele entrato in chiesa l’impressione di uno spazio infinito al di sopra di sé. Sempre il fedele medievale era attratto dall’incenso e dai canti in latino delle messe votive che si celebravano sugli altari laterali. Le chiese paleocristiane e altomedievali ebbero un solo altare per il Sacrificio solenne anche per la semplicità dei templi cristiani. A partire da Cluny e dalla riforma cluniacense del X e XI secolo gli altari furono moltiplicati per due motivi: si costruirono chiese più grandi ( pensiamo proprio a Cluny) e si richiede la speciale protezione di santi particolari come i Ss. Pietro, Stefano, Antonio Abate, Benedetto,Scolastica ecc. Oltre che naturalmente l'altare a Maria, segno dell'espansione della devozione mariana ad opera soprattutto dei Papi tedeschi e dei monaci benedettini. Gli altari avevano immagini dei santi titolari, dipinti o musivi, per stimolare l'affezione dei fedeli verso di essi - e fu questo uno dei motivi di scontro con l' Oriente iconoclasta. Altri elementi architettonici di particolare significato erano le absidi e gli amboni. L’accrescimento del numero degli altari durante i secoli centrali del Medioevo sviluppò non solo una rete cultuale dedicata ai santi, ma permise la possibilità di celebrare, in teoria, una messa in ogni ora del giorno, aldilà di quella dell’altare maggiore. Le absidi, elemento architettonico di tipo orientale ma diffusissimo in Occidente, sopratutto dopo il breve regno di Ottone III (vedi il seguente post: link), accolgono il presbiterio o anche il solo altare maggiore, cuore di tutta la chiesa, perché – ecco il simbolismo – Cristo è cuore della vita di ogni cristiano e centro dell’universo mondo. Un altro elemento architettonico è la cripta, spesso funeraria ma non solo, posta di solito al di sotto dell’altare maggiore. In essa si custodivano i tesori e le reliquie, se si trattava di una chiesa abbaziale, o riposavano i defunti, in una chiesa diremmo secolare. Essa richiamava nel suo simbolo le parole della Genesi: “E polvere ritornerai”. Un ritorno alla terra, al di fuori degli occhi del mondo.

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