domenica 18 dicembre 2016

Afragola d'arte. San Domenico - Nota storica e prospetto.


Chiesa di San Domenico o del ss. Rosario

Avvertenza: l’avvicinarsi della pubblicazione della 2a edizione de “Il caso Afragola” mi rende necessariamente più sintetico nelle note storiche di questa rubrica, essendo che esse costituiscono il nucleo del volume di prossima uscita. Ho già spiegato il perché di tale scelta editoriale nei mesi scorsi, ma preferisco ribadirla affinché chi la ignori non accusi poi un abbassamento della qualità dei miei articoli.

Dopo aver trattato le tre storiche sedi parrocchiali, la nostra rubrica riprende fiato e si ferma idealmente presso la seicentesca chiesa di San Domenico o del Santissimo Rosario, nel cuore del quartiere omonimo posto fra Santa Maria e San Giorgio. Il tempio e l’adiacente ex convento furono fondati nel 1602 dai padri dell’Ordine Domenicano, insediatisi ad Afragola fin dal 1575. I predicatori furono inizialmente ospitati presso al chiesa di San Giorgio, in una casa di proprietà della stessa parrocchia, ma poi chiesero e ottennero l’autorizzazione di realizzare una propria struttura al centro del casale di Afragola. Nel 1603 furono completati i lavori della chiesa, mentre il convento, con annessa scuola di Metafisica, fu completato nel decennio successivo, con ampi rimaneggiamenti lungo tutto il XVII secolo. La scuola ospitava sia seminaristi sia giovani del casale, per i quali l’amministrazione si impegnava a versare 20 ducati per la loro istruzione. Il convento afragolese era uno dei principali della Provincia domenicana della Campania, e aveva rendite provenienti sia dai beni di patronato sia da terre possedute in Terra di Lavoro. Nel 1809 fu chiuso per disposizione del regime filonapoleonico instauratosi a Napoli, e i padri furono dispersi per le diocesi campane. Rimasero però due ecclesiastici a custodia della chiesa. Con la Restaurazione, i Domenicani abbandonarono definitivamente la città dopo un tentativo di ricostituzione della comunità, e l’ex convento e la chiesa passarono di proprietà alla municipalità. La chiesa divenne comunale, per poi essere chiusa, mentre il convento fu adibito a carcere cittadino. Per buona parte dell’Ottocento la situazione rimase inalterata, fino al 1899, quando la struttura passò all’Arcidiocesi. Fu quindi costituita una collegiata di sacerdoti nei locali dell’ex convento, e la vita della stessa comunità non fu sempre avulsa da conflitti e lotte per il potere. Nel 1927 la chiesa divenne sede parrocchiale, e tale rimase fino alla riorganizzazione diocesana degli anni Ottanta, quando fu soppressa. Il sisma del 1980 apportò notevoli danni alla struttura, che fu chiusa per diversi anni. Dal 1999 il tempio fu riaperto, a cura dei padri missionari francesi che tuttora svolgono la loro attività nell’antica struttura domenicana.

Il prospetto che il tempio offre al fedele affaccia su una piazza scarna e ancora incompleta nel suo arredo urbano. Un’ elegante cancellata racchiude la gradinata che porta al portale d’ingresso. Questo è racchiuso da lesene piatte e da un piccolo cornicione aggettante che lo separa dalla finestra ad arco, chiusa da vetrate che recano il simbolo della Sacra Ostia. Portale e finestra sono racchiusi da una cornice formata da semicolonne di stile ionico e da un timpano, rifacimenti di fine Ottocento. Al di sotto del timpano leggiamo il cartiglio con la dedicazione della chiesa alla Madonna del Rosario:

VIRGINI A SACRATISSIMO ROSARIO INSIGNE CANONICORUM COLLEGIUM


Adiacente alla facciata e senza soluzione di continuità con questa è il piccolo campanile, con due campane. Il prospetto si presenta semplice e in condizioni degradate, segno della scarsa cura data alla ricostruzione post terremoto.

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