domenica 22 gennaio 2017

Benedetto IX, il Papa che regnò due volte (e non tre).




Già una volta espressi la mia opinione circa i dilettanti storici e in generale di quanto si occupano di Storia senza averne conoscenze adeguate (segui questo LINK). Il caso di Benedetto IX, papa dell’XI secolo, è da manuale su come NON si debba far scrivere di cose storiche giornalisti, romanzieri e persino storici patentati che però non sanno interpretare le fonti scritte (e che hanno ottenuto il posto grazie a un cognome o alla conoscenza giusta, ma questo è un’altra faccenda). La questione dei tre pontificati, che esplode nel 1044, da inizio a una delle storie più ingarbugliate della Storia del Papato, in cui tutti ne uscirono con le ossa rotte: il Papa, il suo successore, i Romani e i presunti storici che si sono occupati della vicenda (redattori dell'Annuario Pontificio compresi). 

Alla morte di Giovanni XIX, nel 1032, fu eletto il terzo papa della famiglia dei Tuscolani, Teofilatto III. Gli altri due furono lo stesso Giovanni e Benedetto VIII Era giovane, ma meno di quanto pretendono coloro che gli assegnano 12 anni al momento dell'elezione e che si basano su fonti partigiane contrarie alla famiglia dei conti di Tuscolo. Teofilatto assunse il nome di Benedetto in onore dello zio (leggi qui: LINK) e governò per oltre un decennio senza sconvolgimenti. Lo assistevano Pietro, suo cancelliere, Lorenzo, ex arcivescovo di Amalfi, Bartolomeo, abate di Grottaferrata, che gestirono il temporale tenendo a freno la condotta di Benedetto, che sembrava dedito al concubinato. Ebbe però buoni rapporti con l'imperatore Corrado II, che incontrò nel 1037 per discutere dell'affaire di Ariberto di Milano, che si era ribellato all’autorità imperiale, e rimase teologicamente ortodosso. Nel 1044, per motivi ignoti, Roma si sollevò contro di lui e la sua famiglia, e i cittadini si misero d'accordo nell'eleggere un sostituto all'indegno Pontefice espulso. Pur ammettendo che la condotta del Papa fosse stata immorale, è da escludere l’ipotesi, reiterata più volte, che volesse sposare una sua cugina. Tali voci furono messe in circolo dopo la morte di Benedetto, quando il partito imperiale dovette giustificare le intromissioni regali nelle lezioni pontificie, successive agli eventi che qui esponiamo. Si fecero avanti così i Crescenzi Ottaviani, che fecero correre del denaro per ottenere l'elezione di Giovanni, vescovo della Sabina, il quale assunse il nome di Silvestro III (1045). I Tuscolani però non si arresero, e rientrarono in città, deponendo Silvestro dopo appena 49 giorni di regno. Il 10 marzo 1045 Benedetto IX fu reintegrato sul trono, di cui era il legittimo titolare: quindi, benché l'Annuario Pontificio lo enumeri con due pontificati diversi, egli rimase in carica ininterrottamente durante la parentesi silvestrina. Tanto più che il partito di Silvestro aveva ottenuto la carica tramite la simonia, benché bisogna rivelare che tale affermazione risalga a una fonte vicina ai Tuscolani. Che però Benedetto fosse riconosciuto come Pontefice lo dimostrò lo stesso avversario, che rinunciò al Soglio, si sottomise e si ritirò nuovamente in Sabina sua diocesi senza essere punito, mentre i Crescenzi tenevano ancora Castel Sant'Angelo, certo più per motivi di potere che per desiderio di riforma ecclesiastica. 

Tempo due mesi e accadde il colpo di scena: Benedetto, malvisto dai riformatori e sentendosi poco sicuro a Roma, abdicò in favore di Giovanni, suo padrino e arciprete di San Giovanni in Porta Latina, divenuto Papa Gregorio VI il 1 maggio 1045. Fu un'abdicazione, non una compravendita, come romanzieri e storici poco adusi a leggere le fonti si ostinano a ripetere: se denaro corse, fu evidentemente fra i Tuscolani e la famiglia del neoeletto, ma l'abdicazione fu concordata fra tutti i partiti in campo e coi cittadini stessi. L'accusa di simonia spunterà fuori per la polemica di Pier Damiani, e verrà ripresa e ufficializzata dal Liber Pontificalis prima, e da Papa Vittore III dopo. Ma può essere che un uomo pio e dalla volontà riformatrice come Gregorio VI inizia la sua opera comprandosi la carica? Avendo oltretutto come cappellano Ildebrando da Soana, che già era noto sotto Benedetto IX per i suoi afflati riformatori? Le fonti sembrano concordare sull'esborso di 200 o 2000 libbre d'argento, ma esse di basano sulle testimonianze di Pier Damiani, polemista della prima ora, e quindi non rispondono al criterio storiografico dell'oggettività. 
Lo sdegno per quanto accadeva in Roma, dove Gregorio stava epurando i Tuscolani, famigliari e alleati di Benedetto IX, e dove un gruppo di sostenitori di Silvestro III ancora imperversava a Santa Maria Maggiore, spinse i riformatori a rivolgersi al "Rex Heinrice, Onnipotentis vice" per porre fine alle tre ubbidienze. Enrico III scese in Italia, e per il 20 dicembre 1046 convocò un concilio a Sutri, feudo della Chiesa ma abbastanza lontano da Roma per non subirne le influenze. Silvestro III fu dichiarato decaduto ufficialmente e fu costretto a rifugiarsi in un monastero, anche se finì i suoi giorni in tranquillità in Sabina. Gregorio VI, che si era già visto col re tedesco a Piacenza ricevendone l'omaggio, fu costretto all'abdicazione volontaria o all'imprigionamento; scelse la prima formula e il concilio lo condannò all'esilio in Germania, nelle terre imperiali. Benedetto IX non si presentò al concilio, e restò a Tuscolo dove non fu possibile snidarlo: la sua abdicazione di un anno e mezzo prima fu ufficializzata e fu anche scomunicato per non essersi presentato. Il 23 dicembre terminava il concilio, e Gregorio, tornato a essere Giovanni, partì in esilio all'inizio del 1047, insieme alle truppe imperiali, seguito da Ildebrando che non volle abbandonarlo.


Il concilio sanzionò formalmente la decadenza di Benedetto IX dalla carica, avvenuta il 1 maggio 1045 con sua volontà esplicita. Il pontificato di papa Teofilatto durò quindi dal 1032 fino a quella data, quando abdicò in favore del padrino Giovanni, divenuto Gregorio VI. Ecco perché il re tedesco Enrico III, terminato il concilio, potè procedere alla nuova elezione: esiliato Gregorio e rinchiuso in Sabina Silvestro, dichiarato deposto e rinunciatario Benedetto, non c'erano più pretendenti al Soglio che potessero vantare diritti. Il 24 dicembre 1046 Enrico III, tramite un'elezione formale del clero e adoperando i suoi diritti a norma del Privilegium Othonis, nominò Pontefice un nobile sassone, Suidgero vescovo di Bamberga e cappellano imperiale. Assunse il nome di Clemente II, e fu il secondo papa tedesco. Il giorno dopo, 25 dicembre, Clemente incoronò Enrico imperatore, e fu forse in quell'occasione che la cittadinanza romana offrì al sovrano il patriziato. Ma i Tuscolani non si erano rassegnati a restare fuori dai giochi. Morto Clemente II a Pesaro il 9 ottobre 1047 (del suo pontificato e di una particolarità del suo regno parleremo in un prossimo articolo), il predecessore Benedetto IX tornò a Roma e si insediò nuovamente in San Pietro. In questa occasione non aveva però più alcun diritto, rispetto al 1045, poichè non solo aveva abdicato spontaneamente ma era stato anche scomunicato a Sutri. Tornò in Laterano quindi come usurpatore invece che di legittimo titolare, e in tal senso non si comprende come l'Annuario Pontificio possa attribuirgli un terzo pontificato, numerandolo diversamente dagli altri due - anche se abbiamo dimostrato che di pontificato ce ne fu solo uno, esercitato in momenti diversi. L'usurpazione di Benedetto durò poco: nel luglio del 1048 fu scacciato da Roma insieme con i suoi alleati, permettendo l'insediamento del legittimo successore, Damaso II. Da questo momento, Teofilatto- Benedetto esce di scena anche dalle fonti dell'epoca, pur essendo citato in un atto notarile circa la donazione di alcune terre a un monastero, che ci informa che era ancora vivo sul finire del 1055 e sicuramente morto nel 1056. Vide quindi il succedersi anche di Leone IX e di Vittore II sul Soglio che lui e la sua famiglia avevano così deturpato.

Nessun commento:

Posta un commento