domenica 29 gennaio 2017

Io parto: Michele Migliaccio - Australia.

Foto di Michele Migliaccio


Pubblicato su "Nuovacittà", n. 2, del 28 gennaio 2017.


Migliaia di afragolesi, nel corso del Novecento, hanno abbandonato la propria città per tentare la fortuna fuori regione o persino fuori Italia. Partiti, nella maggior parte dei casi, con l’idea di tornare dopo pochi mesi o pochi anni, sono poi rimasti, per la nascita di amori, l’arrivo dei figli, l’instaurarsi di nuove abitudini. Questa nuova rubrica, "Io parto", si occuperà di raccogliere le loro testimonianze, i loro ricordi, i loro pensieri da espatriati, per scelta o, nel 90% dei casi, per obbligo. Iniziamo con il signor Michele Migliaccio, classe 1952, che nacque nel rione Ciampa e da 50 anni vive in Australia, agli antipodi di Afragola.


1. Michael, dacci una tua presentazione.

Mi chiamo Michele Migliaccio, sono nato ad Afragola l’11 novembre 1952, figlio di Alessandro (Santino) e Placida Orefice- Migliaccio. Sono spostato con Teresa Sguazzato e ho tre figli: Alessandro, Melissa e Daniel. Vivo a Scoresby, una frazione del comune di Knox, a 27 chilometri da Melbourne, in Australia. I miei genitori, subito dopo il loro matrimonio, andarono ad abitare sulla strada dove un tempo passava il tram (forse via Sanfelice, ndr), poi alla nascita di mio fratello Luigi si spostarono in Piazza Ciampa, dove vissero per vent’anni e dove nacqui io, nelle case di proprietà di Donna Maria, detta “Onna Marì e’ Pagliacc”. Papà lavorava a Napoli, e frequentava il bar di Biagio in Piazza Ciampa, proprio a fianco del palazzo dove abitavamo (noi eravamo al primo piano). Io ho frequentato le scuole elementari dalle suore Augelle del Sacro Cuore in via Principe di Napoli, e ho fatto la Prima Comunione nella parrocchia della Misericordia (Santa Maria della Misericordia in p. Ciampa, ndr). Poi andai in collegio, dai Missionari del Sacro Cuore a Secondigliano, e infine conseguii la terza media alla scuola statale di via Torrelli, Ad Afragola. I miei amici erano tutti del rione Ciampa, come il mio migliore amico Carmine Russo, figlio di un fioraio che ha continuato l’attività del padre, col negozio “La Florantonia”, adesso gestita dal figlio Francesco, e con cui sono stati in contatto sempre, fin da quando partii per l’Australia, e che nei miei 4 ritorni in città mi ha sempre ospitato per una o due settimane.

2. Quando lasciasti Afragola per l’Australia?

La via per l’Australia si aprì a causa di un fatto di guerra. Lo zio di mia mamma, Giuseppe Credentino, fu catturato durante la seconda guerra mondiale, nel febbraio del 1941, dagli angloamericani. Fu trasferito in Egitto e poi in India nel 1942. Successivamente fu inviato in Australia, nel 1944, come prigioniero di guerra, e fu costretto a lavorare in parecchi campi nelle zone di Murchinson, Broadmeadowa e Rowville, e infine presso una fottoria a New Gisborne. Finita la guerra, nel gennaio 1947 tornò ad Afragola. La vita era molto difficile a quell’epoca, e mio zio si era anche sposato. Così scrisse ai suoi ex padroni di New Gisborne, ed essendo che si era sempre comportato bene come lavoratore, essi lo riassunsero, e lui nel maggio del 1949 tornò in Australia con la moglie. Un paio d’anni dopo, il padrone gli donò 10 acri di terra, con tanto di casa colonica. E così, una volta stabilizzatosi, lo zio potè chiamare gli altri parenti di Afragola: entro il 1957 tutta la famiglia materna, nonni compresi, era in Australia. Mia madre sentiva la mancanza della famiglia, e mio padre decise così di accontentarla, anche se gli costava lasciare i suoi genitori e le sue sorelle a San Giorgio a Cremano. Nel giugno del 1967 lasciammo tutti Afragola per l’Australia, io, i miei fratelli Luigi, Franco e Giorgio e i miei genitori.

3. Com'era la vita in Australia?

Arrivammo qui in Australia alla fine di luglio del 1967, prendendo casa in affitto prima a Springvale e poi trasferendoci a Noble Park nel 1972. Durante i primi anni volevo ritornare in Italia, mi mancava molto il nostro stile di vita: qui alle 5 del pomeriggio le strade erano deserte e i negozi chiudevano. Papà mi rassegnò, e così iniziai la scuola serale per l’inglese, e a lavorare nel supermercato di mio zio Franco. Divenni rappresentante della “Coca Cola”, dove lavorai per 8 anni, per poi passare alla ditta Reckitt&Colman, dove restai 13 anni. Contemporaneamente mi dedicai agli studi di musica, e ho imparato a suonare la batteria, facendo parte di una band per quasi 25 anni! Nel 1998 mi misi in proprio, aprendo due negozi di “Party Shop”, per articoli da festa. Nel 2013, dopo 15 anni, li chiusi a causa dei problemi di salute di mia moglie e per l’inizio della crisi mondiale. Ora lavoro part time e ce la caviamo piuttosto bene. Come vedi Domenico l’Australia dopo un po' di entra nel cuore….Quando siamo arrivati nel 1967 si trovavano abbastanza prodotti italiani, e adesso si trova di tutto, da ogni parte del mondo. Ci sono molte possibilità di lavoro, più dell’Italia, basta avere solo voglia di lavorare. E poi Melbourne è una bella e vivibile città. L’Australia è immensa e bellissima (mai come Napoli). L’Italia potrebbe “entrare” tranquillamente nello Stato di Victoria (una delle 6 partizioni in cui l’Australia è divisa, ndr).

4. C'è una comunità di italiani e afragolesi là dove vivi? Come cambiano gli italiani all'estero?

La comunità italiana a Melbourne è abbastanza grande, abbiamo una “little Italy” nell’area di Melbourne detta “Lygon Street Carlton”. Di afragolesi ce ne sono pochi: i miei zii materni e un paio di cugini a Sydney. Faccio parte e sono stato Presidente del Knox Italian Community Club e sono vicepresidente e tesoriere del Knox Italian Senior Citizens Club (pensionati italiani). Ci sono italiani di ogni parte d’Italia, moltissimi campani, parecchi da Benevento e Avellino. Io ho fatto parte di un gruppo multiculturale per 4-5 anni e ho sempre cercato di organizzare un’accoglienza armonica per tutti, perché mi piace aiutare. Ma la maggioranza degli italiani qui non hanno lasciato le idee della terra d’origine, nel bene e nel male: non sono mai usciti fuori dal loro circolo di conoscenze e non accolgono altre persone con entusiasmo e calore.

5. Torni ad Afragola per visita o vacanza? Hai mai pensato di tornarci a vivere?

Sono tornato 4 volte ad Afragola in questi anni. La prima volta per una promessa fatta a papà prima che lui se ne andasse: trovarmi al suo posto per il matrimonio di mia cugina Sonia, figlia della sorella di mio padre che doveva accompagnarla all’altare. Mantenni la promessa e incontrai tutti i miei zii e cugini, ospitato dal mio amico Carmine Russo. L’ultima volta che sono tornato è stato 8 anni fa, nel 2008, e sono rimasto un po' scioccato per le condizioni di certi quartieri, poiché non c’era tanta pulizia. Anche in Piazza Ciampa alcuni ci guardarono in modo strano e non tanto amichevole, e così ce ne andammo verso la zona di Sant’Antonio. Ho sempre pensato di tornare a vivere in Italia. Ma adesso con tre figli che sono la mia vita mi è impossibile. Perciò tornerò solo per vacanza.

 6. Cosa consiglieresti a un afragolese che volesse emigrare in Australia?

La prima cosa che consiglio prima di emigrare qui è di imparare bene l’inglese, così sarà più facile trovare lavoro. Bisogna stare aggiornati su certe modalità australiane, come il visto, che è difficile da ottenere. Se si conosce qualcuno che potrebbe offrire lavoro subito, il visto viene invece rilasciato più facilmente. Il lavoro qui c’è, sopratutto nell’area italiana di Melbourne.

7. Cosa ti piace delle tradizioni afragolesi? E cosa credi che l'Australia possa offrire di più rispetto all'Italia?

Sono e rimarrò sempre afragolese! Molte abitudini mi piace mantenerle, soprattutto se culinarie – la cucina napoletana è la migliore e mi piacciono le ricette tradizionali. L’Australia può offrire molto ai giovani che si impegnano: all’inizio si può lavorare nei ristoranti, nei supermercati, poi dopo un paio d’anni si riesce a trovare un lavoro full time.

8. Hai dei ricordi di Afragola?

Ricordo molto dell’Afragola degli anni Sessanta: le strade e i vicoli lastricati di basoli; il giardino in Piazza Ciampa, che era sul sito dove adesso hanno costruito la scuola; i bus che riuscivano appena a entrare in piazza. Ricordo anche cose meno belle, come un missionario dei sacri Cuori che mi schiaffeggiò pesantemente, motivo per il quale lasciai il collegio di Secondigliano, o quella volta che salvai mio fratello Luigi dal crollo delle scale interne del palazzo dove abitavamo, che si schiantarono poco prima che mio fratello scendesse a prendere il latte. Ricordo la chiesa della Misericordia, e il parroco, don Alessandro, che mi piaceva aiutare nel servire la santa Messa. Ricordo la mia professoressa, la signorina Tuccillo, a scuola dalle suore. Ricordo le feste in piazza, specialmente quando c’era il “palo di sapone”, e io e Carmine Russo e altri amici facevamo esplodere dei “trik-trak”. Bellissimi ricordi, che non dimenticherò mai!


Piazza Ciampa verso la metà del Novecento, così come doveva presentarsi al giovane Michele Migliaccio

2 commenti:

  1. A proposito di afragolesi in Australia Michele, proprio a Springvale vive mio cugino Alfonso, anche lui trasferitosi li intorno al 1970

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    1. Mi piacerebbe intervistarlo se è possibile, signor Boemio

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