sabato 14 gennaio 2017

Uno sguardo fuori dall'Impero: l'Europa nell'XI secolo.

Monumento equestre del Cid, in Spagna, protagonista della Reconquista dell'XI secolo.


Dopo il Mille, la ripresa economica e culturale dell’area mediterranea- atlantica dell’Europa interessò non solo l’Impero, stabilizzatosi con la dinastia degli Svevi (vedi QUI), ma anche le nuove formazioni politiche che nascevano o andavano rafforzandosi nella prima metà dell’XI secolo. Il quadro d’insieme era ancora mutevole, il dualismo Impero- Chiesa ancora dominava lo scenario politico e culturale del continente. Ma, seppure in maniera marginale, le nuove “nazioni” ebbero modo anch’esse di partecipare agli eventi epocali che interessarono l’umanità europea in questi 100 anni. Nella seguente panoramica ci occuperemo quindi di analizzare le nuove entità politiche che contornavano l’Impero, dandone le essenziali coordinate storiche (poiché ognuno di questi popoli meriterebbe una trattazione singola che occuperebbe molte pagine, ma non è questa la sede adatta, per il momento) e osservando come esse si relazionavano con l’Impero tedesco e la Chiesa precluniacense.

FRANCIA (987 - 1060)

Il 1 giugno 987 avvenne l'incoronazione di Ugo Capeto a re di Francia. Il titolo, come già scrivemmo in un precedente post, aveva più valore simbolico che effettivo riscontro sul territorio: la giurisdizione del "Ciappetta" (per dirla con Dante) era sì estesa a buona parte dell'attuale Francia nord- occidentale, ma era frenata nella sua espansione dall'esistenza di regni minori, il maggiore dei quali era quello di Borgogna, sul quale si appuntavano le mire imperiali. Appoggiato dai tedeschi - vero artefice della sua incoronazione fu l'arcivescovo di Reims, Adalberone - Ugo associò al trono il figlio Roberto per rendere più sicura la successione. Roberto I regnò dal 996 al 1031, e attuò la centralizzazione del potere regio: abbassò la potenza dei duchi, avocando a sé il privilegio di decidere il destino dei feudi vacanti, trovò accordi con la Chiesa nazionale, iniziò la serie delle "tregue" o "paci di Dio" per ristabilire l'ordine nei territori della ex Gallia, ed ebbe buoni rapporti con l'imperatore Enrico II, col quale si incontrò nel 1021. Si associò al trono il figlio Enrico I, che regnò poi dal 1031 al 1060, contrastato in primo luogo dalla madre che gli oppose l'altro figlio, e in seguito dai nobili che volevano rendersi più indipendenti. Il lungo regno enriciano fu meno felice anche in seguito alle sconfitte subite per mano dei Normanni, e alla riduzione di prestigio della monarchia. Nel 1060 Enrico morì e il trono passò al figlio di soli 8 anni: Filippo I: era iniziata così la lunghissima serie dei "Filippi e Luigi" (per dirla ancora con Dante).


INGHILTERRA (980 - 1066).

I re sassoni dell'VIII e IX secolo (Alfredo il Grande, Edoardo il Vecchio, ecc.), aveva unificato l'isola sotto un unico dominio, con l'aiuto del clero locale, in primis l'arcivescovo di Canterbury, e dell'assemblea legislativa del Witena - Gemot (riunione dei saggi). Negli ultimi decenni del X secolo e nei primi dell'XI, minorità o debolezze dei sovrani avevano permesso ai Danesi di Canuto il Grande (1014 - 1035) di prendere il controllo della Gran Bretagna, conquistata definitivamente nel 1017 dopo eroiche resistenze. Canuto amministrava, come vedremo in un successivo articolo, un miscuglio troppo eterogeneo di popoli per lasciare un'impronta durevole; ebbe però il merito di far penetrare appieno la religione cristiana in Scandinavia, fino ad allora poco e male assimilata. Scomparso Canuto, i sassoni ripresero il potere con Edoardo, che si circondò di consiglieri normanni, cosa malvista dai funzionari locali, i quali riposero le proprie speranza in Aroldo, figlio di Godwin. Costui però, in seguito a un naufragio sulle coste della Normandia, cadde nelle mani di Guglielmo, duca della regione e cugino del re Edoardo. Aroldo gli giurò fedeltà cosicchè, quando nel gennaio 1066 Edoardo morì ed egli presentò la propria candidatura al trono, apparve come uno spergiuro. Guglielmo ebbe quindi buon gioco per lamentarsi a Roma presso Papa Alessandro II, che lo sostenne e gli inviò il vessillo di San Pietro, rendendo l'Inghilterra un regno vassallo della Sede Apostolica. Fu organizzata una spedizione punitiva contro Aroldo, impegnato intanto contro i Norvegesi a nord- est dell'isola. Sconfitti questi, il re sassone aveva però un esercito stanco e decimato allorquando affrontò i Normanni, e così si spiega la sconfitta ad Hasting il 14 ottobre 1066, e la morte sul campo di Aroldo stesso. Guglielmo fu incoronato sovrano d'Inghilterra il 25 dicembre 1066, dando inizio al dominio franco normanno sull'isola e alla dinastia che, seppur in maniera indiretta, regna ancor oggi sull'isola britannica.

DANIMARCA (986-1035)

Già Ottone I aveva dovuto prendere atto che oltre l'attuale regione dell'Holstein non avrebbe potuto spingersi, per la presenza del forte dominio dei Danesi. Questo popolo, sotto la guida di Harold Zanna Azzurra, era riuscito a ricacciare ogni influenza tedesca nel proprio territorio già a metà del X secolo. Sotto Sweyn I Barbaforcuta (986 - 1014), i Danesi occuparaono la Norvegia, fino alla regione artica, e sottomisero, nel 1013, l'Inghilterra dei sassoni (vedi post precedente). Nel 1014 il trono danese passò ad Aroldo II, mentre quello inglese fu occupato dal fratello Canuto, che dovette spezzare anche una rivolta causata dalla nobiltà sassone. I due regni, quello di Danimarca e Norvegia e quello d'Inghilterra, furono riuniti nella persona di Canuto nel 1018. Il giovane sovrano (era nato nel 994) si trovò così a regnare su un eterogeneo agglomerato di popoli, dalla Norvegia alla bassa Vistola, dall'Oder al Tamigi, oltre naturalmente alla Danimarca e alle estreme isole settentrionali che ne riconoscevano almeno la supremazia. I 16 anni di regno furono forti dal punto di vista militare, e guadagnarono al sovrano danese il titolo di Grande, ma mancava un vero principio unificatore per un impero così vasto, nè la religione cattolica tornava utile alla bisogna, essendo che essa era stata variamente accolta o respinta in quelle terre così lontane da Roma. A Canuto va comunque il merito di aver introdotto i popoli del Nord nella comunità dei popoli cristiani, ponendo davvero fine alle scorrerie piratesche dei secoli precedenti.


POLONIA (963 - 1025).

Per alcuni popoli stanziati nell'area centro- orientale europea il Medioevo ebbe inizio dopo il Mille e fu preceduto solamente da una lunga preistoria: ossia si passò direttamente dalla fase acivile , con culti pagani e disorganizzazione economico- sociale, a un ordinamento e a una religione, quella cristiana, che di solito associamo al periodo medievale. Basta questo per farci capire che per "Medioevo nell'est Europa" dobbiamo intendere un Medioevo in senso lato, mancando qui la lunghissima fase preparatoria dell'età imperiale romana.
Il primo dato oggettivo che colpisce chi si dedica alla storia orientale europea è la costante attenzione posta da quei popoli per salvaguardare la propria indipendenza e, nel contempo, arrivare al livello di chi era più progredito di loro:
un nazionalismo con ispirazioni universalistiche, potremmo dire. Ad accentuare la loro tensione era anche la loro posizione geografica, nel cuore dell'Europa, privi di barriere naturali, posti fra i Tedeschi e gli Slavi, e al centro della grande contesa religiosa fra la Roma cattolica e la Costantinopoli ortodossa, che manifestavano nei fatti la divisione che sarebbe formalmente arrivata a metà del secolo. 

Mieszko I di Polonia
Il primo popolo per eminenza, tra quelli orientali, era quello polacco. La Polonia nacque come individualità nazionale nella seconda metà del X secolo, come nucleo statale nato intorno al bacino del fiume Vistola e poi man mano allargatosi a oriente. Come sempre avviene in questi casi, la nascita della nuova nazione fu dovuta a una personalità d'eccezione, Mieszko I, della dinastia dei Piasti, che regnò dal 963 al 992 come duca. Mieszko fu in buone relazioni con Ottone I e II, sposò la figlia del duca di Boemia in modo da rassicurarsi sui confini meridionali del suo regno, e promosse la cristianizzazione del suo popolo secondo i riti della Chiesa cattolica, arrivando a donare il suo regno al Papa Giovanni XV, ponendo inoltre la prima diocesi del suo Stato, quella di Poznan, alle dirette dipendenze della Santa Sede, Mieszko, a capo di un regno privo di difese naturali impegnative, guardava lontano, nell'intrattenere buone relazioni con i vicini. Suo figlio, Boleslao I (portava il nome del nonno materno), fu più orgoglioso e meno attendista. Il suo regno, durato dal 992 al 1025, vide il capovolgersi della politica paterna: Boleslao combattè l'imperatore Enrico Ii e tentò di unire Polacchi e Boemi. Non riuscì il suo intento a causa dell'alleanza tra Enrico II e la Russia di Kiev, che stringeva in una morsa la Polonia (e quante altre volte sarebbe successo, nella Storia!). Nel 1018 fu conclusa la pace di Bautzen fra Impero e Polonia, diventata regno per opera di Papa Giovanni XIX. Pacificata la situazione ai confini, rimase turbolenta quella interna, per le spinte separatiste di alcune tribù sobillate dai russi, dai tedeschi e dai boemi, che miravano a disarticolare in tanti principati il giovane regno.

UNGHERIA (970- 1038).

Lo studioso boemo Fr. Palacky ha scritto, riguardo all'invasione magiara nell'Europa centrale del X secolo, che essa è stata "la maggiore disgrazia che abbia colpito il mondo slavo". La presenza del cuneo magiaro spezzò di fatto la continuità slava, separando il gruppo meridionale (Serbi, Croati, Bulgari) da quello orientale (Russi, Ucraini, Cechi, Slovacchi). I Magiari erano un popolo di tribù ugro-finniche stanziatesi nella piana danubiana e partendo da lì per le loro note incursioni in Italia, Germania e Borgogna. Con il capo tribù Geza (970- 997) cominciarono a trasformarsi da pastori e razziatori in agricoltori, ed ad avere le prime forme di stanziamento demico stabili. Il figlio di Geza, Stefano I (997- 1038) fu il vero fondatore della nazione ungherese. Egli contrastò il paganesimo, promuovendo al contempo la cristianizzazione del suo popolo secondo il culto di Roma, e dichiarò il latino lingua ufficiale del regno.
Stefano I d'Ungheria
Ebbe buoni rapporti con l'imperatore tedesco Ottone III, suddivise il territorio a lui soggetto in 45 distretti comandati da governatori dipendenti direttamente da lui, fondò due arcidiocesi e otto diocesi e pose il regno sotto le dipendenze della Santa sede, come accadde in Polonia (vedi articolo di ieri). Papa Silvestro II gli inviò la corona reale nell'Anno Mille, e così Stefano potè essere in breve riconosciuto sovrano unico di tutte le tribù magiare. La dipendenza da Roma gli garantiva inoltre una difesa contro le mire espansionistiche dei Tedeschi, che malcelavano il desiderio di allargarsi a est. Alla sua morte, nel 1038, l'Ungheria aveva assunto una posizione di primo piano nel concerto delle nazioni europee tanto da essere temuta da Enrico II, imperatore di quello stesso Impero così tanto aggressivo a inizio secolo. Morto Stefano, ci furono torbidi per la successione e un indebolimento della casa regia, ma le linee fondamentali della nuova nazione - cristianizzazione secondo i dettami di Roma e potenza militare in grado di tenere a bada Tedeschi a ovest e Russi e Ucraini a est - erano state ormai tracciate.


SPAGNA (1000 - 1086)


Dal centro Europa passiamo oggi alla Spagna, o meglio ai territori iberici oggi conosciuti come tale Paese. A partire dall'XI secolo, la riconquista cristiana fece passi da gigante nella lotta al dominio musulmano, sia per il valore dei cavalieri in campo, per lo più francesi, sia per la debolezza dei vari regni islamici. Papa Alessandro II concesse inoltre le indulgenze a chiunque si fosse recato in Iberia a combattere in nome della Fede. Si ebbero così vere e proprie spedizioni armate, che precedettero di vent'anni la Prima Crociata. Accanto ai successi cristiani, come la conquista di Barbastro, ci furono riprese musulmane, come la battaglia di Zalocca nel 1086. Campione dei cristiani fu Ruy Diaz del Vivar, popolarmente conosciuto come El Cid, che sconfisse più volte i musulmani pur non disdegnando di accordarsi con essi. Ma abbiamo già oltrepassato il limite del 1040 che ci siamo imposti in questi articoli di respiro illustrativo, e quindi rimandiamo la trattazione delle imprese del Cid prossimamente.

LE REPUBBLICHE MARINARE: AMALFI, BARI, PISA, GENOVA, VENEZIA.


Benché non assimilabili a vere e proprie nazioni, anche le Repubbliche marinare italiane meritano una citazione nel discorso che stiamo svolgendo sulle realtà europee della prima metà dell'XI secolo. Amalfi, Pisa, Genova, Bari e Venezia erano, per esigenze commerciali, in contatto continuo con realtà esterne alla "respublica christiana", e anzi erano il tramite fra questa e le altre civiltà del Mediterraneo.
Amalfi, formalmente bizantina ma nei fatti indipendente, seppe mantenere buoni rapporti coi i musulmani e così per 200 anni circa sfruttò la sua posizione geografica e i suoi rapporti commerciali per fondare sue colonie a Costantinopoli ed Antiochia, in diverse città siciliane (la Sicilia, ricordo, era musulmana), in diversi punti dell'Adriatico, finquando non sorse la potenza di Bari. Il periodo d'oro ebbe termine allorché prima i principi di Salerno, poi i Normanni la insidiarono, togliendole l'indipendenza e facendo cessare gran parte dei traffici, già compromessi dall'infelice posizione geografica del piccolo centro, stretto lungo una breve striscia abitativa con alle spalle i roccaforti rocciosi della Costiera. Dopo 30 anni di dominio saraceno, Bari alla fine del IX secolo tornò bizantina, diventando la capitale di uno di quei domini retti da un Capitano, godendo di una buona prosperità economica e servendo da punto di imbarco per i pellegrini che si recavano in Terrasanta; nel 1087 alcune navi baresi dirette in Siria presero Mira (Turchia) e prelevarono il corpo di san Nicola, portandolo in patria ed erigendogli un tempio che, assieme ad altre architetture coeve, è la miglior testimonianza della ricchezza raggiunta dalla città e in genere dalla costa pugliese (Trani, Barletta, Siponto). I due soli porti di rilievo del Regno d'Italia medievale erano Pisa e Genova, che proprio a causa di ciò tardarono a rendersi autonome. Decaduta la classe mercantile in seguito all'invasione longobarda in Italia, che aveva interrotto i rapporti con l'Impero d'Oriente, dal X secolo la minaccia fu rappresentata dai musulmani, e gli abitanti dovettero pensare più alla difesa che all'espansione. Furono dapprima i Pisani a slanciarsi verso la Sardegna, la Corsica, le Isole Baleari e l'Africa settentrionale, sottraendo aree all'influenza islamica e utilizzando finanche la giurisdizione ecclesiastica come di un'avanguardia, perchè laddove arrivavano vescovi e preti sarebbero poi seguiti mercanti, funzionari, amministrazione civile.
Chiesa di San Michele al Borgo, Pisa
Genova ebbe una decadenza economica più lunga, essendo tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione (la via Francigena evitava la costa infestata dai pirati). L'unica istituzione sovracittadina era l'episcopato, di antica fondazione. Distrutto il centro musulmano di Frassineto nel 987 (ne parleremo in un prossimo post), anche la città ligure iniziò ad espandersi, a stringere rapporti commerciali con altre realtà. Le Crociate della fine dell'XI secolo segneranno il periodo d'oro di Genova, che espanse così i suoi traffici anche nel Mediterraneo orientale, mentre per tutto il secolo la sua potenza era rimasta limitata a quello occidentale (Francia, Sicilia, Spagna cristiana).

Venezia ebbe una storia a sé anche prima della ripresa dopo il Mille, pur segnata dalle lotte intestine delle famiglie di rilievo della cittadina. Il doge Pietro II Orseolo aveva ottenuto dall'Impero d'Oriente una Bolla d'Oro (992) che consentiva alle navi veneziane di operare in piena libertà nel porto di Costantinopoli. Aveva poi aggiunto alla sua carica l'impegnativo titolo di Dux Dalmaticorum, e raggiunto l'apice del potere. Ma, morto lui, la sua famiglia fu cacciata dalla laguna perché considerata troppo filobizantina e costretta a rifugiarsi in Istria. I dogi suoi successori cambiarono politica, rivolgendosi all'imperatore tedesco Corrado Ii, creando un complesso dualismo politico. Il Patriarca di Aquileia, amico della corte tedesca, riprese così il controllo su Venezia a scapito del Patriarca di Grado, sostenuto da Roma, che in quel momento andava ben poco d'accordo coi sovrani salici. Il contatto con l'Oriente non cessò, tuttavia. Venezia possedeva un servizio di posta regolare fra l'Europa centrale e Costaninopoli, cosa che dimostra che i traffici tra laguna e Corno d'Oro aveva raggiunto una notevole regolarità. La potenza veneziana fu poi ulteriormente allargata da un diploma dell'imperatore orientale Alessio I, del 1082 e che qui citiamo per completezza di informazione anche se scavalca il limite temporale che ci siamo dati: col privilegio imperiale, veniva data ai veneziani la possibilità di aprire fondachi e negozi nella capitale, nonché di avere approdi liberi da esenzioni in Siria, Tracia, Asia Minore, Grecia. Era l'inizio della potenza "nazionale" veneziana, che fu indebolita nel XVI secolo e sparì definitivamente solo con Napoleone, 7 secoli dopo.

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