sabato 11 febbraio 2017

La germanizzazione del Papato.

Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo in Dieburg (Assia meridionale).


In riferimento al breve pontificato di Clemente II (25 dicembre 1046 - 9 ottobre 1047) si deve segnalare una particolarità insita nella sua stessa nomina. Con l'elevazione di un tedesco al Soglio, l'imperatore Enrico III riusciva ad ottenere il potere assoluto per la nazione tedesca. Impero e Chiesa avevano ai propri vertici un esponente tedesco, occasione avvenuta una sola volta in precedenza. Difatti, nel 996, Ottone III imperatore, fu eletto al Soglio suo cugino Bruno col nome di Gregorio V. Ma sia Ottone sia Gregorio erano giovanissimi, destinati a morire in pochi anni, e inoltre nel clima di Renovatio promosso da Ottone poco era marcato l'elemento tedesco. Il caso del 1046 è diverso: Enrico era maturo, Clemente pure e tutto lasciava prevedere un dominio germanico sui corpi e sulle anime che sarebbe durato per alcuni anni, tempo di rafforzare la dinastica di Enrico e di attuare una riforma ecclesiastica secondo le angolature della corte teutonica. In tal senso vanno anche lette le elezioni successive di vescovi tedeschi al Soglio, non solo per garantire al vertice dell'istituzione persone di sicura moralità e pura pietà, ma anche per non perdere il controllo sulla Santa Sede. E' un un fatto che morto lui la corte imperiale non riuscì più a detenere tale controllo, ponendo le basi per la grande era delle riforme gregoriane.
Damaso II
Morto Clemente II, l'imperatore Enrico III provvide a dargli un successore nella persona di Poppo, vescovo di Bressanone, il 25 dicembre 1047. Il nuovo Papa assunse il nome di Damaso II, in ricordo evidentemente del primo Pontefice con questo nome, che aveva dovuto affrontare le dispute con l’antipapa Ursino, e con il neoeletto voleva ricordare a se stesso e agli altri la presenza inquietante di Benedetto IX. Scese subito in Italia per prendere possesso della sede romana e in primavera giunse in Toscana per accordarsi con Bonifacio, potente feudatario imperiale, e ottenerne l'appoggio militare per la discesa a Roma, città che senza l'imperatore era poco sicura. Il duca, dopo un primo rifiuto, acconsentì, e Damaso potè intronizzarsi il 17 luglio 1048. Morì il successivo 9 agosto, dopo appena 23 giorni, probabilmente per malaria.
Il breve pontificato damasiano è spesso preso a esempio per i problemi che oggi giorno i medievisti incontrano nella datazione di pontificati o regni. In particolare, è l'elezione che fa il papa o la sua intronizzazione (oggi chiamata "messa di inizio pontificato")? Il caso di Damaso II, Papa per 23 giorni (come stabilito dall'Annuario pontificio), ma di fatto in carica per 8 mesi, sembra propendere a favore dell'intronizzazione come inizio del ministero petrino. Ma, guardando a un'epoca lontana da quella in esame, nel VI secolo, quando i vescovi di Roma dovevano richiedere l'approvazione di Costantinopoli per la propria elezione, troviamo il caso di Gregorio Magno, eletto nel 590 e morto nel 604. La conferma del basileus arrivò nel 591, ma nel frattempo Gregorio si comportò da sovrano, ordinando riparazione alle mura di Roma, visitando i monasteri dell'Urbe, nominando il primo nucleo della sua "Curia"; e oggi nessuno negherebbe che fosse già papa prima della conferma, e che il suo pontificato inizi dall'elezione.
Spesso, quindi, era la personalità del Pontefice, o la rilevanza delle sue azioni, a far "iniziare" il suo regno, a dispetto dei precedenti possibili. Un papa attivo era tale fin dall'elezione, anzi lo si era scelto forse proprio per quel motivo; un altro, che nell'attesa della presa del Laterano non aveva compiuto grandi imprese, lo era solo da quel momento. Naturalmente il metodo storiografico non codifica in questi termini, ma questa è una delle tante variabili da prendere in considerazione, se si vuole ben capire la mentalità medievale.

Morto Damaso II nell'agosto 1048, si aprì la possibilità per i romani di proporre un proprio candidato. La scelta doveva essere confermata dall'imperatore tedesco, ai sensi del Privilegium Othonis di quasi un secolo prima, ma la subitanea morte dei due prescelti imperiali favoriva l'imporsi di altre vie. Senonché le fonti tacciono su ogni presa di posizione romana nei confronti della scelta imperiale. Mentre nel 1047 avevano inviato al sovrano un'ambasceria chiedendo che fosse nominato Papa l'arcivescovo borgognone Alinardo, in quest'occasione sembra che si ripiegarono in posizione attendista. L'ex Papa Benedetto IX era ancora vivente nella rocca di Tuscolo, e fu accusato di aver avvelenato i suoi due successori. Mentre per Clemente il sospetto sembrerebbe confermato da indagini autoptiche a metà del Novecento, col ritrovamento di alti tassi percentuali di piombo nelle sue ossa (ma non dimentichiamo che a quell'epoca anche oggetti di uso quotidiano, come i boccali; erano rivestiti di piombo per copertura), così non pare per Damaso, morto quasi sicuramente per la malaria estiva che affliggeva da sempre Roma.
Leone IX
La morte dei due Pontefici, a meno di un anno di distanza l'uno dall'altro, impressionò grandemente i contemporanei: non si spegnevano i richiami millenaristici di inizio secolo, e il continuo vuoto ai vertici della Chiesa era considerato un presagio nefasto, una punizione di Dio per i peccati della Chiesa e dell'umanità, tali da non meritarsi più un Suo vicario sulla Terra. L'imperatore Enrico III, che pure ragionava in termini oggi diremmo "laici", non restò meno impressionato degli altri dalla scomparsa di due suoi fedelissimi, da lui elevati al Soglio. Per questo non riuscì subito a trovare un nuovo candidato alla carica, visto che assumerla sembrava voler dire vivere poco. Il precetto di Pier Damiani "
Non vivrai gli anni di Pietro", cioè non raggiungerai i 25 anni di regno che la tradizione di allora assegnava al primo Apostolo, ripetuto a ogni nuovo Papa all'inizio del proprio mandato, fu ispirato proprio da queste morti improvvise, segno della caducità del mondo.
Nel dicembre 1048 Enrico II prese la sua decisione e nominò nuovo Papa il vescovo di Toul, Brunone dei conti di Egisheim - Dagsburg, il cui padre fu cugino di secondo grado di Corrado II. Dopo aver protestato la propria indegnità all'onore, Brunone accettò e si mise in viaggio verso l'Italia.
Era la terza volta in poco più di un anno che un prelato della Chiesa tedesca assurgeva al Soglio, e non sarebbe stato l'ultimo. Con Brunone si assistè alla progressiva germanizzazione del Papato, con l'occupazione dei posti d'onore nella primitiva Curia papale da parte dei tedeschi, e l'introduzione di usi liturgici germanici tra gli usi romani, per divenire poi universali. Enrico III diede quindi un'impronta imperial- tedesca alla Chiesa, anche se va a suo onore il fatto che tutti i prescelti fossero meno interessati alla propria nazionalità che alla riforma della Chiesa. E fu proprio Brunone il primo a discostarsi dalla plenitudo potestatis germanica che Enrico III aveva assunto.


Si mise subito in viaggio verso Roma, ed ebbe occasione, prima di valicare le Alpi, di incontrarsi col diacono Ildebrando, che avevamo lasciato in compagni dell'esule Gregorio VI due anni prima. Il vescovo di Toul, che non era mai stato nell'Urbe prima di allora, indossò la palandrana del pellegrino, avviandosi lungo la via Francigena. Nel gennaio 1049 giunse alle porte della città, e ai rappresentanti del popolo chiese di poter essere eletto secondo gli usi antichi dei romani. Era già questa una novità: Enrico III era nel suo diritto nel nominare i Papi, ma Brunone capì che bisognava prima rendersi accetto al popolo per poter attuare la riforma della Chiesa. Fu così ripristinato, almeno formalmente, il diritto al clero e al popolo di partecipare all'elezione papale, atto che avrebbe favorito di lì a pochi anni l'introduzione della riforma nicolaita. Brunone fu eletto formalmente Papa il 2 febbraio 1049, e scelse il nome di Leone IX in ricordò del primo Leone, che tanto aveva fatto per Roma. 

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