domenica 26 febbraio 2017

Un nuovo popolo sulla scena europea.

La conquista inglese "vista" dall'Arazzo di Bayeux


La nostra cronistoria si era fermata alla morte di Leone IX, nell’aprile 1054 (leggi: LINK). Egli era reduce dalla prigionia dorata presso i Normanni, nuovi padroni del Meridione italiano, e prima di proseguire dobbiamo fare un passo indietro di alcuni decenni. Tralasciando la storia primigenia dei Normanni (= uomini del nord), riveleremo che essi erano un popolo di pirati svedesi e danesi che tra IX e XI secolo espansero la loro area di razzia prima e di commercio poi in buon parte dell’Europa nord- occidentale (Frisia, Inghilterra, Normandia, Bretagna). Alla fine del IX secolo un gruppo di danesi capitanati da Hrolf, principe norvegese, ottenne da Carlo di Francia una piccola porzione territoriale nel nord del paese. Fu questa tribù la prima a stabilizzarsi definitivamente, e a generare una cultura originale che fondeva elementi scandinavi con altri franchi, adottando la religione cristiana mantenendo per un lungo periodo l’identificazione di Cristo con Thor, divinità maggiore del pantheon pagano norvegese (più di Odino, considerato troppo distante dai loro bisogni). Verso il X secolo, mentre a Roma governava Alberico II e in Germania prendeva il potere Ottone I di Sassonia, i Normanni adottarono il sistema feudale, dichiarandosi vassalli del re di Francia, non disdegnando di ricorrere all’antico sistema della pirateria per saccheggiare le coste inglesi che avevano di fronte, aldilà della Manica. La conquista inglese avvenne un secolo dopo, nel 1066, come dicemmo a proposito di Guglielmo I il Conquistatore e della fine della dominio sassone sull’isola (leggi: LINK). Entro 20 anni i franco-normanni avevano preso il controllo dell’isola fino alla frontiera celtica (Scozia), incontrando altri Normanni in Irlanda, che contava una presenza scandinava sul suo territorio fin dal X secolo. Intanto, prima dell’Inghilterra, il popolo nordico si era stabilito con sue enclavi anche in Spagna e in Italia meridionale.

I Normanni visti dalle fonti storiche

I Normanni fecero la loro prima comparsa nell'Italia meridionale in veste di pellegrini devoti che si recavano verso la Terrasanta, gente dura ma dalla fede sincera. Le fonti che, dal 1016 in poi, accennano ad essi iniziano a discordare nelle valutazioni solo quando i franco-norvegesi vennero coinvolti nelle vicende locali.
Guglielmo di Puglia ce li descrive per la prima volta quando un gruppo di essi si reca in pellegrinaggio al Santuario micaelico sul monte Gargano in Puglia e si incontra con Melo di Bari, uno dei fomentatori delle rivolte antibizantine (ricordiamo che Bisanzio deteneva la sovranità ancora su molte terre del Meridione italiano). Fu la loro prima prova di forza, e furono sonoramente sconfitti nelle campagne di Canne nel 1018. Molti furono uccisi, Melo compreso, e il Capitanato bizantino riprese il controllo della situazione. Nella sua "Historia Normannorum", a noi giunta attraverso una traduzione posteriore di alcuni secoli al testo originale, Amato da Montecassino descrive i Normanni di ritorno da un altro pellegrinaggio, stavolta in Terrasanta, che giungono nella Salerno assediata dai Saraceni. Essendo che secondo il cronista essi "non potevano sopportare l'ingiuria dei saraceni, e che i Cristiani fossero a essi soggetti", andarono da Guaimario, il principe longobardo regnante sulla Città, chiedendo "arme et chevauz" (armi e cavalli) per combattere gli invasori.
Pare quindi che i primi approcci dei Normanni in Italia rientrassero nell'ottica del buon cristiano che combatte l'infedele (o l'oppressore orientale). 



Franco Cardini scrive: "Le vicende che hanno accompagnato i primi insediamenti normanni risuonano tutte del cozzar d'arme guerriere". La presenza dei primi gruppi di uomini del Nord in Campania e Puglia è da ricercarsi nel mercenarismo generato dalle lotte dei vari signorotti meridionali, nella ricerca di un padrone che li assoldasse. Guglielmo di Puglia lo descrive a perfezione: parlando dello sgomento dei Normanni alla morte di Melo dopo la battaglia di Canne, scrive che essi cercavano nuovi impieghi, e "solo le lotte fra vicini offrivano occasione di fermarsi". Iniziava quindi la "trasformazione" storiografica dei nuovi venuti: da salvatori contro i Saraceni a sostituti dei Saraceni stessi!. Amato da Montecassino ce lo comunica bene:" Saevissimi tyranni ac patriae vastatores" (speciosissimi tiranni e devastatori della patria). Meno lirico ma più diretto Stefano di Aversa, nel 1043, quando parlerà di "illi maledicti Normanni". Da considerare l'anno, il 1043: Roma era nelle mani di Benedetto IX, non ancora cacciato dalla città, e l'Impero vedeva il tramontare della politica di Corrado II. Fu a partire da quell'anno che i Normanni entrarono definitivamente nella Storia d'Italia, non più come episodi storici ma come evento di lunga durata.

Aversa, la prima contea stabile.


Il mercenarismo dei Normanni si collocava in un periodo di massima contrapposizione fra i due Imperi, fra le due Chiese, fra i due modi di intendere la riforma ecclesiastica, rigorosa o rilassata a seconda della personalità dei vescovi. In un contempo magmatico, la presenza di una terza forza, seppur non ancora ben definita, poneva grossi interrogativi per la stabilità del Mezzogiorno peninsulare. L'inserimento definitivo dei franco-normanni nella storia di quest'area d'Europa avvenne quando il duca bizantino Sergio III di Napoli, per ricompensare questi ultimi del loro aiuto contro le forze di Pandolfo di Capua che aveva occupato la città, donò al loro condottiero, Rainulfo Drengot, il casale di Aversa con i castelli e i territori attigui (oltre ad offrirgli la propria sorella in moglie). Correva l'anno 1030: quello di Aversa fu il primo insediamento stabile dei Normanni: già nel 1017 (o 1019) essi erano riusciti a fondare un primo organismo politico, la contea di Ariano, ma dalla sorte ancora incerta. L'occupazione del contado aversano, posto tra Napoli e Capua, doveva fungere da area di transizione fra i due mondi, quello bizantino (almeno nominalmente) a sud e quello longobardo a nord: un'esplicazione perfetta del ruolo assunto dai franco-normanni nel Mezzogiorno. Intanto, all'incirca un decennio dopo, nel 1041, si giunse alla fondazione della contea di Melfi, per la progressiva opera di conquista dei territori pugliesi a opera di Guglielmo Braccio di ferro, che fu all'origine della fortuna delle nuove genti, ormai stabilizzatesi nella penisola. Ma tutte queste occupazioni, i Normanni lo capivano bene, necessitavano di una pur formale giustificazione, in un'epoca in cui perfino in Laterano avevano dovuto inventarsi il "Costitutum Costantini" per giustificare le loro pretese di giurisdizione universale. Ciò accadde l'anno dopo, nel 1042, a Salerno. Ma ne parleremo un'altra volta.

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