venerdì 10 marzo 2017

Architetture civili ad Afragola - II parte.

Masseria Lupara, oggi in tenimento di Caivano, in una foto del 2013


L'articolo che segue è un sunto del tema trattato ne "Il caso Afragola" (LINK), la mia prima opera storiografica, che raccoglie diversi miei interventi sulla storia locale di Afragola. La seconda edizione è ormai ultimata, ma l'arrivo di sempre nuove notizie mi ha indotto a procrastinarne l'uscita nel corso del 2017.

Articolo correlato: "Architetture civili ad Afragola - I parte" (vedi LINK)


Sorte come luoghi di raccolta della manodopera e delle derrate alimentari, e successivamente usate come vere e proprie abitazioni estive, le masserie che punteggiano ancora il territorio rurale di Afragola sono retaggio di un passato contadino che si avvia ormai al termine. La presenza del latifondo e di una grande e corposa classe di proprietari terrieri garantiva l'affluenza nell'antico casale di numerosi contadini anche forestieri, attirati dalla richiesta di manodopera e dalla buona paga, superiore a quella delle terre vicine. Ciò permise un veloce arricchimento degli stessi latifondisti, e la creazione di una rete capillare di masserie, assurte a punti di riferimento nei contratti di locazione, nelle dispute sui confini e persino nell'odierna toponomastica cittadina.
Una masseria era generalmente formata da due piani: quello inferiore comprendeva le stalle, i porcili, il forno, i depositi delle derrate e gli alloggi per gli inservienti e i lavoratori che stazionavano in essi soprattutto durante l'estate, nel tempo di raccolto; al piano superiore viveva la famiglia del padrone, generalmente ospitata in almeno tre grandi stanze. L'accesso tra un piano e l'altro era permesso da una scala, raramente due. Una cinta muraria divideva la masseria dall'esterno e creava un corte interna, nella quale si svolgevano quasi tutte le attività: sfilacciamento della canapa (in luglio), lavorazione delle conserve di pomodoro (in agosto), produzione di vino novello (agosto e settembre), lavori di falegnameria, pulizia degli armenti ecc..
All'esterno della masseria, prima di giungere ai campi veri e propri, di solito c'era un giardino con alberi da frutta a esclusivo consumo della famiglia padronale. Le più grandi presentavano un pozzo (spesso preceduto da un avampozzo) e vasche per la lavorazione della canapa durante l'estate.
Le masserie venivano quindi a configurarsi come eredi delle curtis di epoca medievale, e come centri di aggregazione nei mesi cruciali del lavoro agricolo. Solo intorno alla fine del Settecento, alcune di queste strutture iniziarono a essere utilizzate come residenze estive del latifondista, che si spostava dal casale per sorvegliare meglio i lavori. 

Masseria Aiello, località Salice (lato Afragola), foto del febbraio 2013
Di conseguenze ci fu un abbellimento anche delle sale interne, ma non abbiamo riscontro della presenza di affreschi o opere d'arte. Il frazionamento del latifondo comportò la creazione di moltissime masserie nel territorio afragolese e in quelli vicini. Molte di esse sono state distrutte, e ce ne restano notizie solo nelle carte catastali, nelle cessioni di terreni o in carte territoriali antiche.
Per esempio, la masseria Saggese, che dà il nome all'intera borgata, fu rappresentata all'interno della carta Rizzi – Giannoni del 1793, e ora non è più presente. Si trovava all'incirca dove adesso è resente la rotatoria che immette in via Saggese, nei pressi del sito dove un tempo sorgeva anche l'ex lazzaretto. Simile destino hanno avuto, tra le altre, le masserie Arcopinto (sostituita dall'odierna struttura della sala da gioco di un “bingo") e la masseria Casilli (che presentava archi in sommità e abbattuta per far posto a un parcheggio, a sua volta abbandonato e diventato l'ennesima opera incompiuta).
Il gruppo di ricerca di "Vetus et Novus", nelle estati del 2013 e del 2014, ne individuò ben 49 esistenti ancora, mentre nel 1956 esse erano circa una sessantina. Le strutture furono fotografate, catalogate in base ad altezza e mole e secondo l'area in cui si trovavano: erano i preparativi per una grande pubblicazione sull'argomento, che spero veda la luce nel 2018. Qui di seguito riporto alcune delle masserie elencate; non tutte, visto che gli storici locali della domenica sono sempre all'erta per rubare il lavoro altrui (l'elenco completo è presente ne "Il caso Afragola");

  • Aiello, località Salice ( in ottimo stato di conservazione)
  • Vescovo, località Canterello (recentemente confiscata alla criminalità organizzata)
  • Cimino, località Salice (di fronte a quella Aiello, per metà è stata distrutta)
  • Mosca, nella XXII traversa Saggese (appena un casotto)
  • Loreto, sul lato destro di via Venezia Giulia provenendo dalla rotatoria della chiesa di San Michele. La voce per cui sia la sede dell'antica chiesa dedicata all'arcangelo non ha trovato finora riscontro nei documenti
  • Controlloro, in località Sanguineto, visibile da via Arena, sulla destra, prima di giungere alla rotatoria delle Cinquevie. E' una delle più estese.
  • Balsamo o Castaldo, località Marziasepe. E' un semplice edificio quadrangolare col tetto sfondato, visibile dal ponte dell'asse Mediano appena usciti dal parco “Le Porte di Napoli”
  • Gaudioso o Castaldo Gaglione, in località Vatracone. Presenta un avampozzo, una vasca per la lavorazione della canapa ed è priva di infissi. E' un tipico esempio di residenza stagionale della famiglia padronale.
  • Pellegrini, località Marziasepe, distrutta per la costruzione del parco commerciale “Le Porte di Napoli”
  • Gargiulo, località Marziasepe, distrutta per la costruzione del parco commerciale “Le Porte di Napoli”
  • Friscone, località Marziasepe, distrutta per la costruzione del parco commerciale “Le Porte di Napoli”
  • Giacca, località Marziasepe, distrutta per la costruzione del parco commerciale “Le Porte di Napoli”
  • Tufarella, località Capomazzo, nella XVI traversa Saggese. Ridotta a un rudere.
  • Russo, presso il lagno di Acerra, poco oltre e già visibile dalla masseria Vallicchio. Di essa resta appena un muro portante e quello che sembrerebbe il resto di un focolare.
  • Casilli, presso il ponte omonimo sul lagno di Acerra, distrutta. Presentava notevoli archi al piano superiore. E' stata rasa al suolo per costruire un parcheggio afferente a un mai realizzato parco giochi. Il parcheggio giace in condizioni pessime, pieno di sterpi, pali dell'illuminazione divelti.
  • Santa Teresa, località Ferrarese, distrutta. Dava il nome all'attuale via Masseria S. Teresa
  • Tuccillo, località Vatracone. Ridotta a un rudere
  • Suera, località Vatracone. Presenta una scalinata esterna, nonostante abbia un solo piano
  • Muto, località Salicelle, distrutta durante la costruzione dell'omonimo quartiere.
  • Porcheria, via Sannitica (Cardito), sostituita da un caseggiato privato

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