sabato 25 marzo 2017

L'ascesa di un soldato normanno.

L'insediamento di Roberto il Guiscardo

Articolo correlato: "Un nuovo popolo sulla scena europea"(vedi LINK).


Vedemmo nel precedente articolo come i Normanni riuscissero a insediarsi nel territorio campano, ad Aversa, insinuandosi negli scontri fra il mondo bizantino di Napoli e quello longobardo di Capua. E' stato fatto notare, altresì, come i nuovi arrivati cercassero "una legittimità per giustificare di fronte ai compagni e ai poteri preesistenti l'esercizio di un'autorità successivo alla violenza della conquista" (Enrico Cuozzo). Avvenne così ad Aversa, concessa dal duca Sergio III, e così nel 1042, quando Guglielmo Bracciodiferro chiese a Guaimario, principe di Salerno, attraverso l'omaggio vassallatico, il riconoscimento delle conquiste pugliesi. Guaimario nominò vassalli lui e altri 11 capi normanni, affidando loro quelle terre. Guglielmo, seppur era il capo militare indiscusso da tutti, dopo la ripartizione di Melfi, si ritrovò ad essere solo un "primus inter pares" sul piano politico-istituzionale: fatto non secondario che condizionerà i rapporti fra i vari gruppi normanni e la famiglia di Guglielmo, gli Hauteville.
I Franco-normanni si erano inseriti appieno nel contesto magmatico dell'Italia meridionale allorquando l'imperatore svevo Enrico III, avversando la politica di Guimario di Salerno, volle infeudarli nell'Impero, ponendoli quindi sullo stesso piano dei principi longobardi salernitani. In questo gioco-scontro fra diplomazie, verso il 1047 arrivò nel Meridione un tal Roberto, ultimo del casato degli Hauteville, insieme a un manipolo di uomini pronti a tutto. In questa fase della Storia, egli altro non era che un ladrone privo di terre ma ricco di ambizione. I fratelli, Drogone di Puglia in testa, non volevano concedergli nulla, e lo mandarono a conquistare la Calabria, terra fino a quel momento non toccata da nessun normanno. Roberto ci andò e la conquistò con ferocia, ordinando ai suoi uomini (ce lo racconta Guglielmo di Puglia) "praedas, incendia ubique/terraqrum fieri quas appetit et spoliari/quodque metum incutiat cultoribus omne patrari" ("di saccheggiare, incendiare, devastare le terre occupate e di incutere con ogni mezzo terrore agli abitanti"). Divenne così il piccolo signore della Val di Crati, destinato però a vedere ampliata la sua fama e importanza dopo una battaglia fondamentale, quella di Civitate, e la cattura di Leone IX. Era il giugno 1053.


ROBERTO DUCA DELL'ESTREMO SUD.

Roberto fu uno dei protagonisti della battaglia di Civitate (18 giugno 10539 in cui fu rovinosamente sconfitto l'esercito pontificio e fu catturato lo stesso Papa Leone IX. I Normanni accolsero benevolmente l'illustre prigioniero, ottenendo tra l'altro la costituzione della diocesi di Aversa in luogo di quella di Atella. Liberato Leone, che andò a morire a Roma, il Guiscardo divenne inarrestabile e si spinse fino a Cosenza e Martirano, completando la conquista della Calabria con la presa di Reggio nel giugno del 1059, in seguito alla quale i soldati lo acclamarono sul campo "duca". Egli era già tale, a titolo puramente onorifico, della Puglia. Le nuove conquiste obbligavano gli altri signori normanni a rivedere la mappa dei domini, senza peraltro che questi acconsentissero di buona voglia. Roberto si mise così alla ricerca di una legittimazione negli schemi di una superiore autorità universale (quella di cercare sanzioni d'autorità alle conquiste fatte sul campo rappresenta una costante dei primi franco-normanni in Italia). L'occasione gli venne dall'inizio della lotta per le investiture fra Impero e Papato e mediatore fra quest'ultimo e i Normanni fu Desiderio di Montecassino, già abate di San Benedetto di Capua e destinato egli stesso al pontificato. Nel Concilio di Melfi del 1059 il papa investì dei loro territori Riccardo Drengot di Capua e Roberto. I due volevano soltanto un titolo di legittimità ai loro domini, ed erano certamente del tutto estranei all'idea di riconoscere nel Papa un "dominus mundi" dotato di incerti poteri vassallatici - come del resto fu atipica la stessa investitura feudale. Roberto divenne così "duca di Puglia (già lo era), di Calabria (conquista fatta sul campo), e di Sicilia (che era più che altro un'ipoteca sulla conquista dell'isola nelle mani islamiche).

Cosa accadeva, intanto, nella Roma lasciata in balìa degli eventi dopo la morte di Leone IX? Lo vedremo prossimamente...

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