domenica 12 marzo 2017

Nota sul centro storico di Afragola.

Carta di Afragola Dell'I. G. M. del 1957

Le trasformazioni urbane dell’ultimo mezzo secolo hanno stravolto la fisionomia del centro storico di Afragola, intendendo con questa definizione quell’area che comprende i quartieri di Santa Maria, San Giorgio, Rosario, Ciampa e Casavico, con estremi che vanno dall’attuale via Alcide Degasperi (nord) a Corso Garibaldi (sud), dalle vie Giovanni Ciaramella e Dario Fiore (ovest) alle vie Pietro Casilli e San Giovanni (est). Tali delimitazioni sono riconducibili sia a evidenze architettoniche, con la presenza di edifici storici con più di 200 anni; sia a fonti letterarie, in particolare gli scritti di Giuseppe Castaldi, che testimoniano in alcuni passi fin dove si spingessero, nella prima metà dell’Ottocento, le propaggini abitative di Afragola; sia a fonti cartografiche, con la rappresentazione degli assi viari su stampe sette-ottocentesche, una su tutte la Carta Rizzi Giannoni del 1793.
Bisogna innanzitutto distinguere fra centro antico e centro storico. Nel linguaggio degli urbanisti, le due definizioni indicano entità specifiche, con elementi non confondibili. Il centro antico di una città indica l’area dei primi insediamenti demici, con evidenze archeologiche visibili o sepolte e successivamente riscoperte. Il centro storico delinea invece l’area di insediamenti successivi, che presenti abitazioni, luoghi di culto o elementi artistici più vecchi di un paio di secoli. Va da sé che le due aree possono coincidere, con la seconda che si sovrappone alla prima. Nel caso delle città italiane, visto l’antichissimo periodo abitativo stabile vissuto dalla nostra Penisola, il centro antico solitamente ai resti di insediamenti greci, romani o italici, mentre il centro storico rivela i nuclei di origine medievale. Nel caso di Afragola, il centro storico è delineato dal quadrilatero di strade che ho indicato all’inizio, mentre per centro antico dovremmo intendere i resti archeologici trovati nell’area della stazione Tav. E’ naturale che i profani utilizzino le due terminologie in maniera intercambiabile, meno normale che lo facciano anche architetti e professori che dovrebbero correggere i primi.

Le memorie storiche del comune di Afragola”, scritte nel 1830, sono l’opera forse più nota dell’umanista Giuseppe Castaldi. Aldilà dei limiti evidenti di un’opera scritta più per compendio che per elencazione scientifica, esse restano una colonna portante per la storiografia locale afragolese. In un passo, l’autore cita la Regia strada di Caserta (l’attuale Sannitica), con la quale Afragola comunicava “per una lunga via selciata di basoli di circa 300 passi” (cap. VI). L’unica strada che oggi conduce direttamente dal centro storico alla Sannitica è via Dario Fiore. Poco dopo, cita l’esistenza di “un’altra bella strada della lunghezza di un miglio benanche selciata ed alberata ai due lati (che) mena dallo stesso Comune alla Capitale per mezzo di Casoria”, che altro non può essere che l’attuale Corso Giuseppe Garibaldi. Castaldi quindi delimita due confini dell’allora casale di Afragola, accennando all’esistenza di strade selciate e quindi di abitazioni (impensabile pensare che le due vie fossero circondate da soli campi).
Altrove, Castaldi scrive che ancora ai suoi tempi “dietro le chiese di San Marco e di San Giorgio, fino al Salice vi sono in vari luoghi (…) fabbricati dagli abitanti del luogo si chiamano pozzelle, per le quali in alcune più vicine al Salice vi passa l’acqua, ed in altre vi si ravvisano sicuri indizi, che vi sia passata una volta”. Se non si sbaglia, ciò testimonia che resti dell’acquedotto di epoca romana erano ancora visibili nella prima metà dell’Ottocento nei territori orientali del casale, e anche questa è una delimitazione territoriale su fin dove si sviluppasse anticamente il tessuto urbano. In questi anni molti hanno screditato Castaldi, a cominciare da Carlo Cerbone, un appartenente all’ “élite” culturale afragolese, che ha scritto tre libri, di cui uno proprio su Castaldi, recandosi una mezza volta in archivio a Napoli e sbagliando pure i riferimenti, il tutto condito da un’inaccettabile superbia davvero mal rispondente ai lavori svolti – di lui ci occuperemo nelle prossime settimane.
Infine, la cartografia ci aiuta a delimitare l’area di ricerca del centro storico, ponendo fine salomonicamente a certe stronzate scritte in questi anni, che appioppavano arbitrariamente la qualifica di “storici” anche alle palazzine sorte 50 anni fa sul rione Miranda. Ognuna delle carte meriterebbe un’inferenza propria e particolareggiata, cosa che esula dalla presente nota: mi limiterò quindi a riportare quella più vicina a noi nel tempo, la carta dell’Istituto Geografico Militare del 1957 (in alto; qui la carta di inizio Novecento). Ognuno faccia le sue valutazioni, in attesa di riparlarne, fra un mese.



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