venerdì 7 aprile 2017

Quando un Corcione incontra un Mozzillo...


Angelo Mozzillo, L'educazione della Vergine, 1804, ingrandimento foto originale.


Mi capita spesso, nel corso delle mie esplorazioni metropolitane, di imbattermi in gradite sorprese, avere inaspettati incontri con amici che mai si immaginava poter ritrovare in posti diversi da quelli dove si è soliti ritrovarli. Napoli, poi, da questo punto di vista è un caravanserraglio confusionario dove, se si ha abbastanza pazienza, si riesce prima o poi, nel corso di una mezza giornata, a scorgere una faccia nota tra le mille che ogni secondo affollano la vista.
Molti sono gli episodi che potrei citare, e ricordo l’ultimo, avvenuto nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, nei pressi di Piazza Carità. Il tempio merita già di per sé una serie di articoli, anche se quando ne ho attraversato la soglia, dopo una mattinata confusionaria, era solo per un motivo: la pala del coro, intitolata “L’Educazione della Vergine”, opera del nostro comune amico Angelo Mozzillo. I lettori del blog già sanno di chi parlo, e per beneficio di chi si affaccia per la prima volta al nostro sito, riporto questo utile link: QUI. Nel corso di questi anni, salvo le due parentesi in terra tedesca, ho continuato a raccogliere fonti sul maestro e foto delle sue opere sparse per tutta la Campania (e non solo, come vedremo), in attesa di poterle catalogare in maniera scientifica con l’aiuto di esperti di storia dell’arte e dell’iconografia.
Ero quindi soddisfatto già di mio per essere riuscito ad aggiungere un altro tassello al mio mosaico, tra i più difficili da ottenere, essendo che la chiesa apre solo in determinati orari e non è facile ottenere il permesso per le foto – in tal senso, ringrazio il custode Stefano per avermelo concesso.
Cappella Corcione
Immaginarsi quindi la sorpresa quando, leggendo il depliant informativo sulle emergenze della chiesa, ho scoperto esservi una cappella della famiglia Corcione! Precisamente la seconda del lato destro, con sculture e pitture del Sei- Settecento dedicate a Santa Francesca Romana. Vi sono subito entrato, osservando lo stemma, diverso da quello dei Corcione d’Afragola (evidentemente, parliamo di un ramo cadetto), e una lapide marmorea che copriva la tomba di un tal Vincenzo Corcione, morto nel 1637.
Sono momenti in cui lo storico si pone velocemente delle domande, cercando di dominare l’emozione e di pensare scientificamente: i Corcione di Napoli in che rapporti erano con quelli di Afragola? Questo mio nonno seicentesco aveva parenti diretti nel distretto rurale della Capitale? Da dove originava questa devozione a una santa romana del XV secolo? Perchè l’araldica è diversa?
Sono solo alcune delle domande che mi si presentavano alla mente mentre toccavo il marmo dell’altare e osservavo gli angeli scolpiti ai lati. E poi un’altra: Mozzillo, originario della chiesa di Santa Maria d’Ajello di Afragola, in cui si conserva una sua opera posta a poca distanza dalla cappella dei Corcione locali, si sarà sorpreso anche lui nello scoprirne un’altra qui, luogo di una delle sue ultime committenze (la pala è del 1804, lui morì verso il 1810)? Avrà conosciuto qualche discente di quel Vincenzo ivi sepolto, un sacerdote di famiglia che officiava in cappella mentre lui dava gli ultimi ritocchi al dipinto del coro? Avrà lui, un Mozzillo, incontrato un Corcione diverso da quelli di Afragola?

E, sopratutto: è una coincidenza che, dopo due secoli, un Corcione, a caccia un un Mozzillo, si ritrovi in una cappella Corcione?

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