domenica 21 maggio 2017

Quando Afragola aveva un castello...

Piazza Castello nel 1886


Nell’ambito di un progetto di ricerca che sto conducendo da tempo e del quale voi affezionati 4 lettori di questo sito sarete presto informati, ho dovuto occuparmi dopo molti anni del castello di Afragola. Definire “castello” l’anonima struttura con mattoncini a vista che domina l’omonima piazza è qualcosa che sfida il buonsenso oltre che ogni principio storico, ma oggi è domenica e dobbiamo mantenerci leggeri, almeno per l’attività mentale.
Quindi, rinviando ogni nota prettamente storica al prossimo articolo della rubrica “Afragola d’arte” (messa in sordina questo mese per dare spazio ad Angelo Mozzillo), questo pomeriggio richiamerò la vostra attenzione sul noto dipinto di Augusto Moriani ritraente il maniero nel 1886, quando ancora poteva dirsi tale.

Tranquilla quotidianità.

Le opere di Moriani sono attualmente celate ai visitatori, stante in corso il restauro del Palazzo di città. Ho chiesto ad addetti ai lavori e a un consigliere comunale quando sarà aperta di nuovo la casa comunale: i primi non hanno dati e il secondo non mi ha neppure risposto. Quindi accontentiamoci dell’immagine posta in capite all’articolo.
L’epoca è già stata riferita: siamo nel 1886, probabilmente in primavera. Il punto di vista del pittore corrisponde all’imbocco di via Maiello su Piazza castello, o comunque pochi metri a destra dello stesso. In primo piano, un lungo marciapiede curvilineo occupa metà della scena, e presenta lampioni (un’altra scuola di pensiero dice alberi, ma è da notare l’impiantito del secondo palo da sinistra). Due bambini giocano, uno seduto e l’altro sdraiato a terra, e a pochi metri da loro due donne, con vesti lunghe e cappuccio, discorrono tranquille (forse sono le madri dei bambini). Dall’altra parte della strada, un edifico parallelepipedo getta una lunga ombra al suolo (siamo verso mezzogiorno) e alcune persone sono al piano terra, chi in piedi chi seduto, mentre al piano superiore si intravvede un balcone.
La scena è ovviamente dominata dal castello, molto diverso dall’aspetto attuale. Innanzitutto, l’immobile ritratto è anch’esso il prodotto di rifacimenti settecenteschi, avvenuti allorquando il sacerdote Jengo adattò gli ambienti interni della struttura a ricovero di fanciulle, nel 1794.
E’ un massiccia struttura con ingresso nell’arco aperto visibile sulla sinistra, che presenta quella che sembra una lapide marmorea o un architrave a vista sulla sommità, a due livelli. Il livello basamentale presenta tre archi, più l’arco massiccio ai piedi della torre dell’orologio, che fungeva da ingresso per la cappella dell’Addolorata. Il secondo livello comprende primo e secondo piano, con una lunga balconata dominate gli archi di base e finestre per l’illuminazione interna. L’edificio laterale sinistro, adiacente all’ingresso al maniero, presenta anch’esso un arco reggente un loggiato. Sullo sfondo, dietro il castello, si intravedono la chiesa di San Giorgio e il suo campanile.

Un’Afragola che non c’è più.

Il castello oggi non conserva più nulla di storico all’esterno (l’interno è un altro discorso, lo affronteremo in “Afragola d’arte”). L’ingresso è oggi coperto, i tre archi basamentali sono stati sostituiti da tre saracinesche, e il corpo anteriore dell’antica torre, ancora visibile in fotografie degli anni Sessanta del Novecento, presenta ora un’anonima porta, e solo una croce di mattoni gialli sulla facciata segnala l’antico ingresso alla cappella dell’Addolorata. Il prospetto è irriconoscibile, ormai ridotto a un solo livello coperto da mattoncini rossi in kinkler. Anche la piazza stessa è cambiata: scomparso il marciapiede, sono state poste delle aiuole malcurate, il palazzo a sinistra giace in condizioni precarie (l’arco d’ingresso è stato riattato come pizzeria), e quello a destra è stato abbattuto e ricostruito più rientrante alla strada per i lavori di apertura di Corso De Nicola, nel 1920.
Scrivevamo prima che il castello visibile nel dipinto era a sua volta il risultato di trasformazioni architettoniche avvenute nel corso dei secoli. Della struttura originaria, risalente al Medioevo, era rimasto l’unico torrione, a tre piani con torretta dell’orologio finale. Nel 1887 un fulmine abbattè la sommità della torretta, distruggendola e danneggiando la torre, che sarà abbattuta a fine Ottocento. Lo schermo dell’orologio si salvò, e nonostante i secoli passati è ancora visibile: si trova su un’altra torretta, in cima al Palazzo di città.

Il castello oggi.

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