sabato 10 giugno 2017

Afragola d'arte. Basilica di Sant'Antonio - Navata centrale e volta.

Navata centrale della Basilica.

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L’interno del tempio consta di tre navate, delle quali la centrale costituisce il nucleo originario della chiesa. La decorazione che osserviamo non è quella secentesca, ma è dovuta ai rifacimenti avvenuti dal 1906 in poi e proseguiti per tutto il XX secolo.
La navata è compresa tra l’ingresso principale della chiesa (che si apre poche volte l’anno) e il presbiterio, ed è separata dalle navate laterali da archi e pilastri. Questi sono ornati di marmo e decorazioni in oro, e sormontati da un massiccio cornicione, al di sopra del quale insistono pitture e mosaici policromi, dominati dalle 10 finestre. Il pavimento è ricoperto di lastre marmoree bianche, in sostituzione dell’antico cotto, eccettuato una fascia centrale di marmi rossi, che a mò di tappeto conduce dal portale d’ingresso alla balaustra del presbiterio.
La volta si presenta affrescata con la Gloria di Sant’Antonio, dipinta da Vincenzo Severino, pittore di Caiazzo che operò in Basilica nel 1918. L’opera ritrae il Santo mentre, a braccia spalancate, è portato in cielo, verso la Santissima Trinità e la Vergine Maria, da uno stuolo di angeli. L’angelo alle spalle di Sant’Antonio innalza un giglio, simbolo del Taumaturgo, mentre altri due angeli volano verso di lui reggendo una corona e una palma, simboli di vittoria per la Fede. Poco più in basso di Antonio, sulla sinistra, è presente San Francesco, con altri francescani alle sue spalle, che osserva ammirato il suo figlio spirituale. Un angelo reca un libro aperto, segnato dalla scritta “Regula et vita Fratrum Minorum”. In fondo, assieme a compagni di Antonio, vediamo Prelati, vescovi, un re e un cardinale che acclamano il Santo, spogliati dei loro ricchi copricapi simboli di potere, poiché davanti alla Gloria divina ogni altro potere è fasullo.
Gloria di Sant'Antonio
E’ un’opera molto gradevole, sopratutto per i colori sfumati che rendono eterea tutta la composizione (azzurri, rosa e rossi in particolare). I volti sono raffazzonati – bruttissimo, lo dico a titolo personale, quello di San Francesco – ma sostanzialmente è un buon dipinto, penalizzato dall’altezza che non consente di visionare tutti i particolare a distanza. Colpisce in particolare l’angelo in basso a sinistro, ritratto frontalmente, rivestito con una tunica azzurra, che regge la croce patriarcale, simbolo del massimo grado del sacerdozio.
La Gloria è attorniata da due scene della vita di Sant’Antonio e dai tondi di santi francescani, tutte opere del Severino risalenti al 1918-19.
Nella prima scena, “Sant’Antonio predica ai pesci”, collocata al di sopra del portale centrale, il Santo è ripreso mentre, cacciato da Rimini, và a predicare ai pesci: tonni, anguille, scorfani e altre specie natanti emergono dal mare per ascoltare la Parola spiegata da Antonio.
La seconda scena, “Sant’Antonio resuscita un morto”, posta presso l’arco trionfale alla fine della navata, osserviamo il doppio prodigio del Taumaturgo, il quale non solo si dislocò a molti chilometri di distanza da dove predicava, ma risuscitò, per grazia divina, un morto per scagionare il padre dall’accusa di omicidio.
I tondi che attorniano la navata ritraggono Santi e Sante francescane.
A sinistra abbiamo:
  • San Luigi re di Francia, terziario francescano
  • San Pacifico da S. Severino, con giglio e croce
  • San Leonardo da Portomaurizio, predicatore settecentesco
  • San Giovanni da Capestrano, vincitore della battaglia di Belgrado contro i musulmani invasori
  • San Luigi, vescovo di Tolosa
A destra notiamo:

  • Santa Cunegonda, regina di Polonia
  • Santa Margherita da Cortona
  • Santa Caterina da Bologna, con Gesù bambino in braccio
  • Santa Rosa da Viterbo
  • Santa Chiara d’Assisi, con in mano l’ostensorio.

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