giovedì 31 agosto 2017

Sant'Antonio e Afragola: fine di un idillio?

Sant'Antonio da Padova venerato in Afragola.

Quest’articolo, risalente al 2013, fa parte di quella serie di scritti che rivelano la crescita progressiva del mio stile, con passi avanti piccoli e grandi, fino ad oggi. 
Il me stesso dell’epoca era piuttosto irascibile – si era in giugno, quindi faceva caldo, perciò ero irritabile – e sapeva mentiva bene: oggi, passato per le Forche Caudine dei lutti famigliari e della crescita caratteriale e professionale, non riuscirei a scrivere menzogne come quella sugli afragolesi e il senso del sacro, neppure per i motivi editoriali per i quali scrissi quella frase (che ben ricordo, ma fia laudabile tacere) e neppur considerando che la sciatteria della moderna liturgia cattolica si presta ad ogni insulto possibile. 
Resta invariato il mio “consiglio” a rimodulare la processione estiva del Santo, che così com’è non va più bene e scatena solo attacchi laicisti e critiche feroci in una città che ormai non è più totalmente cristiana – e di questo bisogna tener conto. E per non lasciar morto tale suggerimento, ho deciso di ripubblicare l’articolo in modo integro, senza modificare nulla, neppure quell’uso del sostantivo “gente” che oggi, complice l’ignoranza dominante sui social, detesto.

Questo 2013 sarà ricordato, a mio parere, non solo per rivolgimenti internazionali, ma anche per novità riguardanti la nostra città. Non mi riferisco solo alle elezioni cittadine, ma a qualcosa di più serio (mi scusino i laicisti): la peregrinatio del Santo.
Tutti di certo avranno notato che dietro al carro del Santo non c'erano le file lunghe che hanno caratterizzato l'edizione 2012; come pure si sarà avvertita la sensazione di poco coinvolgimento dei cittadini agli eventi della 7 giorni antoniana. Caso ha voluto che elezioni e settimana antoniana capitassero le une immediatamente prima dell'altra, e forse, dico forse, anche questo ha contribuito a causare la scarsa affluenza dei fedeli alle processioni giornaliere; episodio curioso anche considerando l'affluenza ampia degli anni passati.
Sant'Antonio ha un culto secolare nella nostra città, fin da quando nel 1633 fu eretto il convento dei frati, ora Basilica minore. Da allora, lentamente, attraversando tutte le diverse spoliazioni che i frati hanno subito in questi 400 anni, il culto e la conseguente processione settimanale del simulacro del santo delle 13 Grazie è diventata talmente caratteristica della nostra città, da aver avuto un richiamo nazionale, fino a guadagnare ad Afragola il titolo di “Padova del Sud”. Già Giuseppe Castaldi, nel 1830, scriveva che v'era una grande folla che accorreva dai casali vicini, e da Napoli stessa, in occasione della peregrinatio per le vie di Afragola (che a quel tempo duravano non 7 ma 4 giorni). Segno di una notorietà di antica data.
In questo 2013, l'incanto sembra essersi rotto. Credo che sia meglio affrontare la realtà, e riconoscere che la processione di quest'anno sia stata una delle meno riuscite, sia per affluenza di popolo, sia per “calore”.
Nessun attacco laicista, ma una semplice constatazione. Sarà stato il clima meteorologico, infuocato proprio nella settimana della processione; sarà stato il clima elettorale, non meno caloroso del primo; sta di fatto, che gli afragolesi si sono dimostrati distratti, freddi, poco coinvolti quest'anno. Molti hanno supposto che sia stato a causa della mancanza di fuochi artificiali, che hanno tolto l' “effetto” alla migrazione della statua del Santo per i vari quartieri; ma mi sembra una supposizione affrettata, considerando che anche negli anni scorsi i botti non c'erano stati, ma la folla sì. Il “clima” di festa, il “calore” non ci sono stati: Sant'Antonio si è ritrovato per strade semivuote, seguito da poca gente e applaudito svogliatamente. Ovvio, non dappertutto; ma l'affetto, le urla, i fiori dei quartieri storici e delle Salicelle hanno avuto l'effetto paradossale di far risaltare ancor di più l'assenza di tutto questo in quelli moderni, come Rione Gelsomino, Case Nuove in vialetto Amendola ecc.
Che sia dunque la fine dell'idillio fra Afragola e Sant'Antonio? Idillio tale da aver fatto dimenticare, cosa curiosa, che il Santo patrono della città è San Gennaro e non il santo padovano?
Personalmente, credo di no, e azzarderei qualche consiglio: non me ne vogliano gli organizzatori, che sono bravissimi, ma da afragolese, quindi da “spettatore”, dò il mio consiglio per il futuro. Non volendo abbracciare i toni pessimistici sentiti in giro, né quelli entusiastici del sito “La Voce del Santo”, penso che si può affermare che qualcosa nella peregrinatio vada cambiata. Inutile rivangare la solita vecchia storia dell' “esce o non esce?”, fatta circolare apposta per attirare l'attenzione sulla festività del 13 giugno, espediente di cui non c'è bisogno. La statua del santo circoli e diminuisca il tragitto, si limiti alle chiese principali, concentri gli eventi in pochi giorni. E si eliminino quei balletti che, se sono divertenti al momento, nulla hanno di sacro e allontanano ancora di più la gente. Tutto si può dire degli afragolesi, meno che non abbiano senso del sacro; il più moderno dei loro, dopo ore di canti nuovi, sente la necessità di udire almeno qualche intonazione più solenne a un evento sacro; e se si è in crisi di fede, questa non la si richiama col rap.
Se si ritiene che la disaffezione di quest'anno sia stata casuale, dipesa da altri fattori che non il sentimento religioso, pazienza; ma se tale sceneggiatura continuerà a presentarsi negli anni successivi, penso che i registi potranno avvalersi di tali suggerimenti per piccoli ritocchi al loro film.

lunedì 28 agosto 2017

La leggenda del santo bevitore.



Ultimo titolo della rubrica: Kim, avventura e mistero - LINK

Lo ammetto: la lettura di questo breve racconto, conclusa nello spazio di un pomeriggio, non è mi è risultata simpatica, forse per il caldo africano, forse perché le occasioni sprecate dal protagonista ricalcano quelle che sprechiamo noi quotidianamente. C’è molto di autobiografico in quest’operetta: l’autore, Joseph Roth, morì alcolizzato, come il protagonista, in una sorta di lucida anticipazione della propria fine.
La trama in breve: Andreas Kartak, minatore della Polonia tedesca, giunto a Parigi anni prima della storia, finito in carcere a causa di una donna e diventato un senzatetto, viene avvicinato da un uomo che gli dona 200 franchi. Alle proteste di Andreas di non poter accettare perché non potrebbe restituire il favore, l’uomo gli propone di restituire la somma alla piccola santa Teresa nella chiesa di Santa Maria di Batignolles, dopo aver assistito alla messa. 
E’ l’inizio di una serie di eventi fortunati, di arrivo di soldi inaspettati ma anche di sperperi evitabili, causati dalla solita triade: donne, alcol, amici sperduti ridiventati “fratelli”. Andreas sarà per quattro volte sul punto di “restituire” la somma, e per altrettante verrà dissuaso sulla soglia della chiesa da altrettanti ostacoli: la donna che lo inviò in carcere, un ex compagno minatore che gli chiederà dei soldi, il continuo bere ogni sorta di alcolico. La quarta domenica, al solito brindisi, Andreas avrà un incontro particolare, finendo finalmente in chiesa, ma sdraiato sul pavimento e morente per quella fitta al petto fattasi via via più grave. Riuscirà alla fine a ripagare il proprio debito, con le ultime forze, e morirà sereno.

Il racconto è l’ultima opera di Roth, morto nel 1939, e mantiene ancora oggi, per la sua celerità nell’azione e per la perfetta descrizione della psiche di Andreas, una freschezza notevole, appesantita forse dalla citazione di così tante bevute da perdersene il conto. Il protagonista, che sottolinea più volte la propria onorabilità e la propria prestanza fisica dovuta al lavoro nelle miniere, si perde però facilmente nelle carezze di un vecchio amore e nelle belle parole di un vecchio compagno di lavoro, dilapidando i soldi e le forze ritrovate. In un ultimo accenno, umile e orgoglioso insieme, al proprio onore, restituirà i soldi alla piccola Teresa, saldando i conti con la propria coscienza. Ho concluso il racconto in poche ore, appassionandomi sempre più, persino arrabbiandomi per la facilità con cui il protagonista di lasciava distogliere dai suoi proponimenti, rammaricandomi per la scena finale. La sua fine, prevedibile a causa della quantità di alcol ingurgitato in un mese – e non nascosto che ho letto certi passaggi con l’impressione di avere il fegato pesante – riscatta gli sviamenti precedenti e fornisce una morale, non esplicitata dall’autore: mai rinviare quello che bisogna fare, potresti non averne più il tempo.

Un’opera apprezzabile, nel suo complesso, e che se pure non ha momenti catartici da ricordare, per la sua brevità, pure lascia il ricordo di una buona lettura. Consigliabile.

venerdì 25 agosto 2017

La prima citazione storica di Angelo Mozzillo da Afragola.

La prima citazione in assoluto di Angelo Mozzillo su un testo storico.

Angelo Mozzillo, il pittore degli angeli, segui questo LINK.

Vetus et Novus è ancora in forzate ferie, come spiegai nel precedente articolo, ma ciò non significa che si resta con le mani in mano, in attesa che questa assurda e impossibile calura passi. 
Oggi vi presento un documento di eccezionale importanza per la ricostruzione della vita del nostro pittore Angelo Mozzillo: il suo atto di battesimo. La fonte è ripresa dall’Archivio parrocchiale di Santa Maria d’Ajello (in seguito APSMDA), XII registro dei Battesimi, anno 1736, giorno 24 ottobre, foglio 33 recto, n. 173. Il parroco dell’epoca, Gennaro Tosti, il più durevole dei parroci della chiesa matrice di Afragola, registrò la nascita immediatamente, visto che passavano in genere poche ore tra il parto e il battesimo. Padre del nuovo arrivato era Crescenzo Mozzillo – segnato come “Muzzillo” - mentre la madre fu Anna Maria Abate. Il neonato fu presentato al fonte da Maria Tuccillo, l’ostetrica che aveva aiutato la madre al momento del parto, com’era abitudine all’epoca. Un documento importante, dicevo all’inizio, perché conferma definitivamente la nascita di Angelo Mozzillo in Afragola, presso la parrocchia principale dell’allora casale, e rigetta le ipotesi nate negli ultimi 20 anni di una nascita nolana del pittore. 

L'atto di nascita di Angelo Mozzillo.

La ricerca del gruppo di “Vetus et Novus” di opere del maestro disperse un po' ovunque in Campania e oltre è continuata anche in questi mesi, nonostante il maltempo caldo. Come scrissi mesi fa (leggi: LINK) la nostra ricerca si è limitata, per motivi di spazio e tempo, alle aree nolana e vesuviana della Campania, con un po' di rammarico per aver escluso quella calatina, che forse riprenderemo in futuro (un futuro non prossimo, ahimè). Non ho volutamente pubblicato nessuna foto in questi mesi, e se lo farò saranno tra quelle più sfocate o meno riuscite, solo per valore di testimonianza: i copiatori sono sempre dietro l’angolo. 

martedì 22 agosto 2017

Agosto, logica mia non ti conosco.

Il volto della misericordia.


Il caldo africano che ha deciso di non abbandonare il nostro paese ha esaurito le mie forze e la mia pazienza. Ci attendono altri 10 giorni di calura insopportabile, mentre i signori meteorologi non riescono a prevedere, con i loro modelli matematici, quando arriveranno le piogge a salvarci dalla siccità. Capiranno i miei 4 lettori che il caldo debilitante non mi permette di portare a termine i lavori iniziati a inizio calura, perché toglie la voglia e anche l’interesse. Per quello che resta del mese quindi andremo avanti così: qualche notizia spuria, qualche curiosità, nulla di corposo, sperando di riprendere a settembre – e già usare il verbo “sperare” irrita me più di voi.

La giornata di ieri è stata caratterizzata da tre episodi, uno più squallido dell’altro.

1. Bergoglio ha aperto allo ius soli per i clandestini che si ammassano sulle nostre coste, definiti “migranti” dai media mainstream senza alcun senso logico e sintattico, ignorando apertamente che in Italia esiste una Repubblica, per quanto sgangherata, con una Costituzione e un corpus legislativo proprio. Si è tratta di un’inaccettabile intromissione degli affari interni italiani ed esteri (visto che i messaggi papali sono rivolti a tutto l’Orbe cattolico) e si è assistito al paradosso di vedere i cattolici contestare il papa e i comunisti invece difenderlo, cose che fino a 4 anni fa erano impensabili. Non mi sorprendo però: se c’è una cosa in cui i comunisti e i sinistrorsi in genere sono bravissimi è il camaleontismo delle proprie posizioni politiche. Papa Francesco dovrebbe spiegarci in nome di quale potestà un Paese libero dovrebbe accogliere indiscriminatamente e senza sosta gente proveniente da zone del mondo in cui codesto paese non ha responsabilità. Bergoglio, che sembra non essere molto rispettoso dell’altrui sovranità (vedi il caso del SMOM a inizio anno), dovrebbe capire che non può chiedere ad altri di riconoscere la nazionalità dei clandestini e dei richiedenti asilo se lui è il primo a non farlo nello Stato di cui è sovrano assoluto, nel quale ha ospitato ma non riconosciuto come cittadini vaticani i membri di 9 famiglie, curiosamente musulmane, lasciando le famiglie cristiane prescelte in Macedonia. Urge ripasso diplomatico del Segretario di Stato Pietro Parolin. 


2. Terremoto ad Ischia, con due morti e numerosi feriti. Ci si chiede come sia potuto accadere che con una scossa di magnitudo 4 siano crollate case e chiese. Se lo chiedono tutti: giornalisti, geologi, politici, cittadini comuni. Già, com’è possibile? Quale mistero dietro a tutto questo? Saranno stati i Grigi? Oppure non ci hanno detto tutta la verità sulla potenza della scossa? O è strategia della tensione? O sarà per caso che la risposta è così ovvia e tutti sono così complici da non volerla ammettere, cioè che la causa della tragedia non è il terremoto in sé ma le case costruite con sabbia e messe su con lo sputo, in posti dove non si doveva costruire? La chiamano “Isola verde”, Ischia, quando di verde ce n’è rimasto ben poco, tutto raggruppato sul rilievo del Monte Epomeo. I responsabili di edifici costruiti alla meno peggio sono gli isolani stessi, che in nome del turismo guardavano compiacenti dall’altra parte. Solidarietà ai feriti, preghiera per i morti senza colpa, nessun pensiero per gente che è causa del proprio male.

venerdì 18 agosto 2017

Prospettive.

Ponte in pietra sul fiume Calore (in secca) e chiesa di S. Gerardo sul colle (appena visibile), a Montella (Av).

sabato 5 agosto 2017

Tutti al mare...ad Acerra?!

Una reclame, breve ed efficace, di 121 anni fa.

Il 15 luglio 1896 apriva ad Acerra lo stabilimento balneare "Spinelli", adiacente alla famosa tenuta terriera. Lo stabilimento era stato messo su da un appaltatore che offriva, alla cifra di 23 centesimi (abbastanza per l'epoca), la possibilità di immergersi nelle acque del fiume Riullo, in modo da rinfrescarsi dalla cura e riprendersi dalla malattie epidermiche grazie alle qualità curative dell'acqua. Non solo: cera un sito a parte per permettere anche ai cavalli di godere dei bagni purificatori, e una struttura ristorativa dove poter assaggiare vivande e liquori.
Doveva essere davvero una bella struttura, decaduta molto tempo prima del secondo conflitto mondiale, quando la Casina Spinelli divenne la sede delle truppe alleate dirette verso Maddaloni.
Stante il caldo africano assurdo e mai provato che stiamo vivendo, possiamo guardare solo con invidia alla possibilità che si offriva ai nostri avi di potersi fare un bagno in acque sulfuree, mentre oggi il Riullo, dopo la ripresa del 2013, è di nuovo a secco da due anni, e la siccità c'entra poco: gli emungimenti dell'acquedotto sono tornati, e il fiume non è più ricomparso.
Io fui il primo a scriverne dettagliatamente, con questi articoli a cui vi lascio, sperando che rinfreschino oltre alla memoria anche lo spirito (lasciamo perdere il corpo, siamo condananti a bruciare ancora per settimane):

Il Riullo, il fiume di Suessula: LINK.

Suessula e il Riullo: LINK.

martedì 1 agosto 2017

Liu Xiaobo e Afragola.

Liu Xiaobo e Liu Xia nel 2009.

Solo adesso che il carico di lavoro ingrato inizia a venire meno e a lasciare tempo libero, ho tempo per ricordare Liu Xiaobo (1955 – 2017), morto lo scorso 13 luglio per un cancro. Liu Xiaobo è stato un attivista per i diritti umani in quella Cina che rappresenta ancora oggi, nonostante facciamo finta di dimenticarcelo o di non sapere, un regime comunista in pieno sviluppo. Promotore della “Carta 08” sulle libertà negate dai comunisti cinesi, fu imprigionato nel 2009. Mi occupai di lui nel 2010, dopo che gli conferirono il Premio Nobel per la Pace, forse in un tentativo, da parte dell’Accademia scandinava, di far dimenticare la figuraccia del precedente Nobel pacifista assegnato a Obama, uno dei Presidenti USA più guerrafondai dai tempi di Truman. Con il gruppo politico “Giovane Italia Afragola”, di cui ero vicesegretario, svolgemmo una campagna di sensibilizzazione dell’ostica opinione pubblica afragolese sul destino di questo cinese dal viso tranquillo di cui più nulla si sapeva. 
Ricordo i gazebo, la mozione presentata al Consiglio comunale (la riporto sotto, con leggere modifiche), l’impegno per quello che era il primo grande evento del gruppo in città. La Giovane Italia Afragola si è sciolta nel 2013, ma io l’avevo lasciata molto prima, nel novembre 2011. Adesso ci ha lasciato anche Xiaobo, uomo che non ha avuto la soddisfazione di vedere la sua Cina evolversi nel rispetto dei diritti universali di uomini e animali (come gli orsi). L’attivista non conosceva Afragola, ma Afragola, almeno per un mesetto, seppe chi era e cosa faceva nel mondo. Erano tempi, quelli all’inizio di questo decennio, in cui questa città era ancora viva e vivibile, a differenza di oggi che si va sempre più napoletanizzando e incancrinendo.

Liu Xiaobo:una battaglia per la libertà

Da settimane ormai il Premio Nobel Liu Xiaobo è agli arresti domiciliari su disposizione diretta del regime di Pechino, che non approva le iniziative messe in atto dal prigioniero in favore della libertà di pensiero. Liu Xiaobo, professore universitario, fu tra i firmatari di Carta08,un documento che denunciava al mondo la censura che il regime comunista cinese attua costantemente nella vita del più numeroso popolo della Terra, in ogni campo: lavorativo, religioso, tecnologico e soprattutto informativo. Il testo chiedeva inoltre alla comunità internazionale di fare pressioni su Pechino affinchè la stretta fosse annullata ,e non ci fosse più un sistema di limitazioni che entrava direttamente nelle vite dei cinesi. Il governo non approvò tale documento e incarcerò nel 2009 Xiaobo, ritenendolo l’ispiratore dello stesso. La Reale Commissione del Premio Nobel laureò col prestigioso riconoscimento il professore nel 2010, ma nemmeno ciò servì a smuovere il presidente Hu Hintao dalla sua decisione. Così si mobilitò, nell’autunno dello scorso anno, una campagna di sensibilizzazione atta a far conoscere al mondo civile la storia di Xiaobo e della moglie Xia, anche lei di fatto agli arresti per aver voluto seguire il consorte. La Giovane Italia Afragola, insieme alla filiera pidiellina dei comuni limitrofi,ha raccolto più di 300 firme a favore del professore,e ora chiede una posizione del Consiglio comunale di Afragola sulla questione, con l’esposizione dei manifesti coi volti dei due prigionieri dal balcone del piano nobile del Palazzo municipale.

Ottobre 2010
Il vicesegretario

Domenico Corcione